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Che cosa ne sarà dei Balcani, scomparsi dall’agenda politica dei governi, che da mesi si concentrano sugli sviluppi della “Primavera araba” e sulla grave crisi strutturale in atto del sistema economico globale? A chiederselo è Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo, Cultura e Turismo della Regione Puglia, in un articolo dai toni accorati e preoccupati, uscito sull’ultimo numero del trimestrale “Lettera Internazionale”.


All’Adriatico, mare che divide ed unisce l’Italia e l’Europa occidentale ai Balcani, mare di scambi, base per pace e sicurezza, luogo di sintesi e di tensioni, è dedicato interamente questo numero della rivista, con le sue tre sezioni: “Crocevia Adriatico” , "Geopolitica ed emozioni”, “Sguardi tra le sponde”. All'interno articoli e scritti di accademici, intellettuali ed artisti, da Giorgio Pressburger a Drago Jančar, da Ivo Andrìc, a Fulvio Tomizza. Contributi anche di: Botta, Cassano, Farinelli, Garzia, Guagnini, Kiš, Scianatico, Gjurcinova, Matvejevic, Pahor , Bavcar, Bazzocchi, Roić, Serino, Fiori, Romano, Bruno, Heinichen, Roth, Çuli  e Martino. Con punti di vista che vanno dalla politica, alla cultura, dalla società, fino al vino, di cui parla Andric, lo scrittore premio Nobel autore de 'Il Ponte sulla Drinà" morto nel 1975.

“Il legame tra la Puglia e i Balcani - evidenzia la Godelli - non è un fatto ideologico, ma una storia di vita, oltre che una Storia con la esse maiuscola. È un legame culturale e umano, cementato da tante relazioni spontanee e da molte iniziative programmate”. Ed è proprio in nome e in virtù di questo legame, come fa notare l’assessore, che in questi anni si è lavorato tanto, superando ostilità e diffidenze alla ricerca di un futuro comune.

Un fermento che prosegue ancora oggi: “Anzi - continua la Godelli - gli attori territoriali, nostri e dei Balcani, sono più vivaci di prima. Eppure, in una situazione oggettivamente migliorata e molto più robusta sotto il profilo delle disponibilità finanziarie, si sente il botto, si comprende che l'integrazione europea si allontana, e con essa la capacità dell'Europa di sentire i Balcani come parte costitutiva della propria storia e soprattutto del proprio futuro”.

Il primo passo da fare consiste dunque nel ridare una collocazione alla questione dell’integrazione dei Balcani in Europa, cercando di mantenere aperti quegli spazi creati in questi anni e di tenere “vive e vitali” le relazioni con gli attori locali consolidate nel tempo. Ciò si traduce in un impulso alle progettualità della cooperazione territoriale all’interno del Programma europeo per la Preadesione.

in allegato: l'articolo dell'Assessore Godelli: icon Siamo tutti europei? (2.03 MB).