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C’è grande attesa per la scelta della città italiana che nel 2019 ricoprirà il prestigioso ruolo di Capitale Europea della Cultura. Il bando nazionale sarà pubblicato solo alla fine del 2012 e la selezione finale è prevista per il 2014, ma un gran numero di domande è già stato presentato per affrontare al meglio la complessa fase di programmazione delle attività.


Le candidature provengono da tutte le parti del Paese, da Torino a L’Aquila, da Venezia a Siena, da Perugia a Ravenna, e rappresentano alcune tra le realtà più interessanti del panorama culturale italiano. Investire nella cultura per rilanciare lo sviluppo di un territorio: questo è il principio che sta alla base dell’azione comunitaria “Capitali Europee della Cultura”, un’iniziativa che conta ben 25 edizioni e molte esperienze di successo. Ogni anno le città designate organizzano un programma di eventi per mettere in luce il potenziale artistico del territorio e instaurano collaborazioni con altri operatori culturali e città dell’Unione. Gli obiettivi dell’iniziativa sono molteplici: evidenziare la ricchezza e le diversità delle culture europee ma anche celebrare i legami culturali che uniscono i Paesi membri; promuovere la comprensione reciproca tra cittadini europei di Stati diversi e rafforzare il loro senso di appartenenza all’UE.

Il titolo di Capitale Europea della Cultura costituisce uno strumento di eccezionale portata per la valorizzazione delle aree urbane: non è tanto il contributo finanziario UE, pari a 1,5 milioni di euro (che non possono superare il 60% del bilancio totale) a interessare i candidati, ma è soprattutto il valore aggiunto europeo dell’azione, che, unito alla riqualificazione degli spazi, alla creazione di infrastrutture e all’apporto di nuovi stimoli al settore culturale, permettono alle città di elevare il proprio profilo a livello locale e internazionale.

L’iniziativa rappresenta una grande opportunità soprattutto per quelle zone il cui sistema economico è in crisi, poiché favorisce la rimodulazione delle specializzazioni del territorio, attraendo nuovi investimenti e risollevando l’economia. Ne è un esempio Linz, Capitale Europea della Cultura 2009, che, in vista dell’iniziativa, ha investito le sue risorse per operare un vero e proprio cambio d’abito: da centro siderurgico è passata ad essere il terzo polo culturale austriaco, nonché uno dei più importanti centri al mondo per l’applicazione delle nuove tecnologie alla sfera della cultura.

L’azione comunitaria: le origini e l’evoluzione
Nata nel 1985 con il titolo di “Città Europee della Cultura”, la manifestazione annuale lanciata dal Consiglio dei Ministri ha riscosso enormi favori, trasformandosi negli anni in un’occasione unica per la valorizzazione del patrimonio artistico e la riqualificazione del tessuto urbano di centri europei di alto interesse culturale. Proprio grazie all’impatto estremamente positivo della manifestazione e al coinvolgimento dei cittadini, il programma, inizialmente previsto fino al 2004, è stato prolungato di altri 15 anni ed è stato riconosciuto ufficialmente azione comunitaria nel 1999, con l’ambizioso titolo di “Capitali Europee della Cultura”. In linea con i cambiamenti che hanno investito l’Unione Europea, la nuova normativa comunitaria ha stabilito che gli Stati dovessero presentare le loro candidature, a partire dal 2005, secondo un principio di rotazione che consentiva di scegliere annualmente due Capitali, e non più una sola come in passato: le città prescelte dovevano appartenere rispettivamente ad uno Stato della “vecchia Europa” e ad un nuovo Stato membro. Anche i Paesi non-UE potevano prendere parte all’azione (Istanbul è una delle Capitali del 2010), ma successivamente nuove norme hanno limitato la partecipazione ai soli Stati membri a partire dall’edizione 2011. Il processo di selezione, che fino al 2004 veniva svolto dai Governi nazionali, è passato sotto la competenza dell’Unione e viene realizzato da un gruppo di 13 esperti europei indipendenti (sette indicati dalle istituzioni comunitarie e sei dallo Stato interessato) per garantire la massima trasparenza e imparzialità. L’iter parte sei anni prima della manifestazione, con l’invito a presentare le candidature pubblicato dalle autorità del Paese ospitante. Le città interessate hanno a disposizione 10 mesi per presentare le loro proposte, che vengono poi sottoposte a una preselezione da parte della giuria di esperti. Le candidature valutate positivamente devono essere accompagnate entro 9 mesi da un programma più approfondito. Dopo un’ultima selezione, gli esperti effettuano la loro scelta definitiva. Con il passare del tempo, la tipologia di città selezionate ha subito un’evoluzione: mentre nei primi anni dell’iniziativa il titolo veniva assegnato a delle città - capitali, in seguito la scelta si è gradualmente spostata verso centri di medie dimensioni, privilegiando la qualità del programma di manifestazioni culturali presentato piuttosto che l’entità del patrimonio artistico locale. Analizzando i risultati ottenuti nelle città – ormai più di 40 – che sono state protagoniste dell’iniziativa, si è notato che uno dei fattori chiave per il successo risiede nella realizzazione di una strategia di sviluppo culturale a lungo-termine: un’interazione sinergica tra enti operanti in settori differenti - come ad esempio la cultura, l’istruzione, l’urbanistica – consente infatti di ottenere effetti duraturi che trascendono la durata della singola candidatura e si inseriscono profondamente nel tessuto socio-economico del territorio. Alla luce di queste osservazioni, la Commissione Europea ha riformulato i criteri di selezione per l’accesso all’azione: il piano di sviluppo sociale e culturale a lungo-termine delle città candidate per le edizioni successive al 2013 sarà infatti uno dei fattori che si terrà maggiormente in considerazione durante la fase di valutazione.

L’esperienza di GeNova 04: la cultura come “volano dello sviluppo”
Per comprendere quanto il “brand” europeo dell’iniziativa possa costituire un valore aggiunto per la realtà italiana si può analizzare il caso di Genova. Capitale Europea della Cultura nel 2004, Genova ha posto la cultura al centro di una strategia di sviluppo volta a trasformare il volto della città e a sviluppare un senso di “City Pride”: le infrastrutture per i Mondiali di calcio (1990), le Celebrazioni Colombiane (1992) e il Vertice G8 (2001) sono stati i passaggi precedenti di tale evoluzione, che mirava a definire l’identità culturale della città e a migliorare la sua immagine a livello locale, nazionale e internazionale. 439 eventi, più di 2.800.000 spettatori, oltre 220 milioni di euro generati dal solo indotto e un incremento turistico in controtendenza rispetto al resto del Paese (+16% degli arrivi, +8% delle presenze): i risultati ottenuti dimostrano il successo di GeNova 04, che non si è limitata a “mettere in vetrina” la città, ma che ha fatto della cultura un “volano” di sviluppo. Un piano di comunicazione attento a promuovere Genova nel suo complesso e il collegamento dei singoli eventi alle strutture permanenti e alle eccellenze della città hanno garantito effetti duraturi anche dopo la conclusione del progetto. Un “percorso innovativo” che ha coinvolto nella programmazione la cittadinanza e le associazioni locali, e che ha promosso la cultura in tutte le sue sfaccettature come l’insieme dei valori fondanti della società.

L’Emilia Romagna in prima fila
La Regione Emilia-Romagna ha già preso parte all’iniziativa grazie alla partecipazione di Bologna nel 2000, e vorrebbe ripetere l’esperienza. Tra le tante candidature presentate in Italia in vista del 2019, vi è infatti quella di una provincia romagnola con un profilo artistico di altissimo valore: Ravenna. Già capitale dell’Impero Romano d’Occidente, del regno gotico di Teodorico e dell’Impero di Bisanzio, Ravenna è una città dalla storia illustre e raccoglie tra i suoi monumenti sette antichi edifici sacri riconosciuti dall’Unesco, nel 1997, patrimonio dell’umanità. Tanti i monumenti che l’hanno resa famosa, tra i quali spiccano gli splendidi mosaici del V e VI secolo, una collezione unica al mondo per l’importanza artistica e iconologica delle sue opere. La macchina della programmazione è in moto già da alcuni mesi, e si avvale sia di nomi illustri – è Sergio Zavoli a presiedere il Comitato Promotore – che di giovani professionisti legati all’ambito culturale. Grande attenzione è riservata anche alle relazioni internazionali. La fase preparatoria alla candidatura è stata infatti l’occasione per avviare collaborazioni tra Ravenna e altre Capitali Europee della Cultura future e passate: Lille (2004), Lussemburgo (2007), Liverpool (2008), Linz (2009), Istanbul (2010), Pécs (2010), Košice (2013), Marsiglia (2013), Riga (2014), Mons (2015). Il ruolo centrale di Ravenna nella storia dell’arte ne fa una candidata ideale, ma è impossibile prevedere il risultato di una competizione che si preannuncia molto agguerrita. L’unica certezza è che la cultura permette a un territorio e ai suoi cittadini di crescere, e continua ad essere un valore su cui è indispensabile investire risorse. All’azione “Capitali Europee della Cultura” va dunque, tra gli innumerevoli altri qui descritti, sicuramente il merito di mantenere accesa l’attenzione su un punto cruciale dello sviluppo umano.

 

 

Fonte: EuropaFacile