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medTrasformare il Mediterraneo in un'area di pace, democrazia, cooperazione e prosperità: è la missione dei 43 Stati della regione, ma il cammino da percorrere appare ancora lungo ed irto di difficoltà.


Un cammino che, iniziato nel 1995, con il cosiddetto Processo di Barcellona, ha subito pesantemente la mancata soluzione del dossier "Medio Oriente" perché, ogni qualvolta il traguardo é sembrato ad un passo, gli ostacoli si sono materializzati spesso in modo drammatico, come la "guerra di Gaza", ancora oggi un cuneo profondo nel processo di pace per l'intera regione (ne è un recente esempio il sanguinoso blitz israeliano alla flottiglia di pacifisti). Lo dimostra lo stallo dell'Unione per il Mediterraneo - nata ufficialmente a Parigi il 13 luglio del 2008 - che, se si è già dotata di una struttura di segretariato generale e di una sede (a Barcellona, il castello di Padralbes), non è riuscita ancora ad affrancarsi dalla paralisi dovuta alla contrapposizione tra israeliani e palestinesi. Tanto che l'attesissimo vertice di giugno dell'UpM, che avrebbe dovuto costituire il fiore all'occhiello della presidenza spagnola dell'Unione europea, è saltato, con un rinvio a novembre, quando si spera la situazione in Medio Oriente sia meno incandescente.

Da Barcellona ad oggi, il processo di partenariato euromediterraneo è quindi rimasto oggettivamente incompiuto e la nascita dell'UpM, fortemente voluta dal presidente francese Nicolas Sarkozy, avrebbe dovuto essere la risposta a tutte le problematiche che il "processo" si è trovate davanti e che non ha saputo o potuto risolvere. L'Unione per il Mediterraneo, probabilmente, è l'ultimo tentativo realmente concreto per affrontare le problematiche del partenariato, perché parte, contrariamente a Barcellona, dalla consapevolezza che i traguardi possono essere raggiunti solo non dimenticando le differenze - sociali, politiche, economiche - che si manifestano nei Paesi che hanno creduto nell’UpM.

E le differenze si colgono immediatamente non solo nell'evidenza della diversità dei regimi (e quindi nel diverso rispetto dei diritti umani), ma anche nella rete di iniziative economiche senza le quali un Mediterraneo finalmente all'insegna della pace e della prosperità resterà per sempre un sogno. L'UpM, così come il Processo di Barcellona, ha avuto nell'Italia una sostenitrice convinta e determinata. E l'Italia è sempre stata in prima linea quando si è trattato di portare avanti ogni iniziativa ritenuta capace di attenuare l'effetto negativo delle differenze e, di conseguenza, potenzialmente capace di smussare ogni controversia. La stessa scelta di tenere a Milano un forum euromediterraneo che riunisca, ancora una volta, su tematiche finalmente concrete tutti i potenziali protagonisti ne è una conferma.

 

 

Fonte: Il Mediterraneo.