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bimbiI delicati temi delle violenze fisiche, psichiche e sessuali di cui possono essere vittima bambini e bambine da parte di adulti e coetanei, in famiglia e a scuola, sono stati al centro di due seminari che si sono svolti a Nablus, nei Territori palestinesi.


Tra i partecipanti, una trentina di donne e madri provenienti dai villaggi di Beta, Sarrah, Tubas e Bathan. L’iniziativa è nata nell’ambito della terza annualità del progetto “I diritti dei minori in Palestina: tutela giuridica e psicosociale”, co-finanziato dalla Cooperazione Italiana e gestito dalla Ong italiana Ucodep in partnership con “Defence for Children International”.

Il seminario ha alternato intensi momenti di lavoro in piccoli gruppi a riunioni collettive. Le partecipanti si sono confrontate su diversi aspetti connessi alla violenza sui minori: cosa si intende per abuso e quali sono le cause profonde di questa violenza in famiglia e nella società, come rapportarsi con i propri figli, come capirli e come intervenire in loro aiuto. Grazie al supporto formativo di assistenti sociali e avvocati, le donne beneficiarie del corso hanno acquisito maggiore consapevolezza su tali temi e un bagaglio di informazioni, conoscenze e buone pratiche da poter condividere con un maggior numero di persone all’interno delle rispettive comunità e dei diversi contesti socio-culturali in cui sono immerse.

A Hebron invece i protagonisti sono stati i bambini, che hanno partecipato a tre campi estivi, nell’ambito della terza annualità del progetto promosso “Sviluppo delle risorse sociali ed educative a favore della popolazione minorile di Beit Ula, Distretto di Hebron”, co-finanziato dal MAE e gestito dalla ONG italiana Terre des hommes Italia in partnership con il Beit Ula Cultural Centre, il centro più attivo nell’ambito degli interventi sociali ed educativi a favore dei minori in Palestina.

Il programma aveva tre obiettivi: sviluppare l'autonomia dei ragazzi, potenziandone le capacità e facendone acquisire di nuove; far prendere coscienza di sé, dei propri bisogni e delle proprie qualità; aprirsi agli altri, comprenderli ed interagire con loro in un contesto di fiducia reciproca e rispetto personale. Sono state ad esempio utilizzate tecniche di intervento basate sull’uso dell’arte, della creatività e del gioco volti a facilitare il recupero “dell’espressione” personale nella relazione con se stessi e con gli altri. Gli altri ‘ingredienti’ dei campi sono stati l’avventura, il gioco e la vita all’aria aperta a contatto con la natura.

 

 

Fonte: Ministero Affari Esteri