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Dal Nord Africa ai Balcani. Continua l’impegno del coordinamento cooperazione decentrata della Dgcs della Farnesina, il cui incarico è coordinare le Autonomie locali italiane, singolarmente o in consorzio fra loro, anche con il concorso delle espressioni della società civile, nei limiti imposti dalla legge 49 del 1987.


Queste azioni di cooperazione sono attuate in rapporto di partenariato, con omologhe istituzioni dei Paesi in via di sviluppo (Pvs) e sono volte a favorire la partecipazione attiva delle diverse componenti rappresentative della società civile dei paesi partner. Tra le diverse modalità in cui si attua l’approccio decentrato, risalta la modalità territoriale – partenariato tra territori volto alla promozione dello sviluppo locale - e la creazione di reti tra Autonomie locali del Nord, del Sud e dei Paesi in transizione. Il Coordinamento ha partecipato a Baia (Na) al convegno finale del progetto ArcheoUrb, valorizzazione del parco archeologico come strumento di riqualificazione urbana e territoriale, durante il quale sono stati discussi i risultati delle attività. L’iniziativa intende promuovere il patrimonio culturale e archeologico in funzione del dialogo interculturale e della promozione delle forme di sviluppo territoriale, salvaguardandole, quindi, da forme indiscriminate di sfruttamento. Con tale progetto si vuole accrescere la conoscenza reciproca attraverso l’individuazione di azioni specifiche che consentano l’interazione, la conoscenza e la produzione di risultati comuni, aventi come oggetto il patrimonio culturale ed archeologico dell’area, tenendo soprattutto conto della sua fruibilità e della sua potenzialità di generatore di sviluppo. Il progetto mira, dunque, all’attivazione di processi di riconoscimento, valorizzazione e trasmissione del patrimonio culturale nei territori prescelti. Attraverso tali processi si intende avviare un dialogo interculturale che coinvolga in modo attivo sia specialisti che segmenti più generali di popolazione ed avviare processi di collaborazione sia tra i soggetti presenti nel territorio che tra quei soggetti e quelli di altri territori. Il progetto presenta una diversificazione territoriale; in particolare per le azioni specifiche si individuano le seguenti localizzazioni: Egitto (Oasi di Siwa), Tunisia (Bulla Regia, Nabeul), Marocco (Tangeri–Tetouan), Giordania (Jerach e Jumm el Jamal). Attraverso le diverse localizzazioni il progetto svilupperà differenti prospettive tematiche rivolte ai diversi aspetti della valorizzazione. L’insieme di queste prospettive tematiche troverà vari momenti di interazione sia nei diversi subprogetti, sia in momenti di confronto generale costituiti dal coordinamento del progetto e dai convegni che sono previsti. Le aree tematiche sviluppate nei diversi interventi sono le metodologie e i piani di gestione dei siti e la pianificazione urbanistica delle aree territoriali in cui sono collocati; la valorizzazione di aree archeologiche di particolare interesse attraverso progetti pilota riguardanti diversi aspetti (integrazione territoriale, portali telematici, rappresentazione virtuale di specifiche realtà archeologiche), e la valorizzazione e fruizione dei teatri antichi.

Il 18 novembre, inoltre, si è svolto al Cairo il Comitato di Pilotaggio del progetto Spiie (Sistemi produttivi integrati Italia-Egitto) presso la sede dell’Agricoltural research centre (Arc) del ministero dell’Agricoltura egiziano, progetto promosso nell’ambito dell’accordo di Programma quadro - Mediterraneo. L’incontro ha permesso di focalizzare l’attenzione sui risultati positivi sinora conseguiti e la loro complementarietà rispetto ad altre iniziative bilaterali in corso. In particolare, è stato espresso forte apprezzamento da parte del ministero dell’Agricoltura egiziano per i risultati concreti raggiunti dal progetto e per il suo carattere strategico e complementare rispetto all’Iniziativa bilaterale Green Trade, di prossima finalizzazione nell’ambito del Programma italo-egiziano di Conversione del Debito. A tal proposito, l’ambasciata d’Italia in Egitto, insieme all’Unità tecnica locale (Utl) della Dgcs al Cairo sta prendendo in seria considerazione la richiesta di assistenza tecnica europea/twinning recentemente avanzata dall’Arc e alla quale l’Italia potrebbe strategicamente inserirsi. Il progetto Spiie ha contribuito soprattutto a definire le linee guida e i protocolli di produzione e tracciabilità dei prodotti ortofrutticoli sulla base degli standard europei, l’implementazione delle tecniche produttive nell’area del Delta del Nilo, nonché il miglioramento dei contatti tra produttori/esportatori egiziani ed importatori italiani tramite l’apertura di un Centro Servizi presso l’Arc. Il progetto si è fatto dunque portavoce di un dialogo tecnico tra i ministeri dell’Agricoltura, del Commercio e dell’Industria, dei Trasporti e i ministeri italiani delle Politiche agricole e Forestali e della Sanità, avente l’obiettivo l’avvio di una collaborazione per il progressivo adeguamento agli standard europei dei controlli fitosanitari egiziani sulle merci in uscita, tuttora uno dei maggiori ostacoli all’incremento dello scambio ortofrutticolo.

Sempre in Egitto, il 23 novembre, l’ambasciata italiana, in rappresentanza del Coordinamento cooperazione decentrata, ha partecipato alla presentazione ufficiale del Manuale sui servizi dei porti italiani, svoltasi ad Alessandria in occasione della fiera internazionale di trasporto marittimo e logistica “Trans Middle-East”. L’evento è stato organizzato dall’Autorità Portuale di Trieste sotto il coordinamento della Regione Puglia e ha visto la partecipazione di rappresentanti pugliesi, di autorità portuali italiane (Levante, Venezia, Trieste), del Presidente dell’Autorità Portuale di Damietta. Nell’occasione, il direttore dell’Utl ha messo in evidenza la complementarietà del partenariato Italmed con altri interventi promossi dal Sistema Italia in Egitto e, in particolare, il progetto Spiie e l’iniziativa Green Trade. Il Manuale, frutto del lavoro congiunto dei porti italiani partner di Italmed, ha raccolto l’interesse degli egiziani e pareri positivi in merito ai suoi contenuti e il suo potenziale contributo alla promozione dell’interscambio commerciale marittimo tra Italia ed Egitto, con particolare riferimento alla filiera del tessile e dell’agroalimentare.

Per quanto riguarda i Balcani, invece, si è svolto a Matera il Comitato di pilotaggio del progetto integrato “Prima”, dove è stato espresso notevole apprezzamento per il superamento dei problemi amministrativi riscontrati nel corso della realizzazione del sub-progetto Cab Jagodina e soddisfazione per la visita al Consorzio Tern. L’iniziativa, coordinata dalla Regione Basilicata (Regioni partner Piemonte, Sicilia e Sardegna), sta realizzando uno studio di fattibilità per la caratterizzazione, la gestione in sicurezza del flusso di rifiuti di produzione e bonifica del sito industriale Kablova Fks di Jagodina (Serbia), a oggi interessato da inquinamento da rifiuti e residui industriali, con potenziale ricaduta ambientale e di sanità pubblica sui corpi idrici superficiali e sotterranei. A tal fine si sta concretizzando un partenariato tecnico e scientifico tra attori provenienti da diverse regioni italiane allo scopo di stabilire le basi per future azioni congiunte e migliorare l’efficacia degli interventi di cooperazione del sistema delle Regioni. L’attività di caratterizzazione dei suoli, per mezzo di tecnici specializzati dei laboratori serbi, si svilupperà a dicembre al fine di concludere le attività nei termini previsti.

Grande apprezzamento anche per lo stato d’avanzamento per un altro sub progetto: Hydrozen. Il progetto, coordinato dalla Regione Piemonte (Regioni partner Basilicata e Sardegna), ha avviato un’attività di cooperazione a sostegno della municipalità di Zenica nell’implementazione di una strategia di tutela dei corpi idrici superficiali locali afferenti al Bacino del Danubio. Le azioni prioritarie riguardano la caratterizzazione dello stato ambientale dei corpi idrici locali, l’individuazione e caratterizzazione delle principali fonti di criticità diffuse e concentrate, il trasferimento di know-how a favore del personale tecnico ed amministrativo locale, la definizione di un piano di intervento tecnico economico, l’assistenza tecnica all’applicazione a strumenti di sostegno Europei ed Internazionali alla realizzazione delle infrastrutture. All’incontro è stato anche ricordato il successo del sub progetto Pangreen, chiusosi nel dicembre 2009 con la rivitalizzazione del Parco di Pancevo (città particolarmente soggetta ad inquinamento). Infine, per quanto concerne il sub progetto Mrain, si sono constate inizialmente alcune difficoltà di intesa con le controparti locali, che oggi sono state tuttavia risolte. Si è deciso di sviluppare le attività di ricostruzione del quadro ambientale del territorio del Comune di Nis, quelle di formazione, la capacity building e lo scambio di buone pratiche sul monitoraggio e la bonifica dei siti inquinati. Mrain, coordinato dalla Regione Puglia (Regioni partner Abruzzo e Veneto) ha come principale obiettivo il miglioramento della conoscenza sul corretto utilizzo dell’acqua potabile e sulla tutela e razionalizzazione dell’approvvigionamento idrico da parte della popolazione locale, del Comune di Nis e degli stakeholders della municipalità, in particolare dell’azienda municipalizzata Naissus. Inoltre, il progetto si propone di incrementare le capacità di programmazione della municipalità al fine di avviare efficaci azioni di protezione delle aree sensibili e formulare puntuali richieste di finanziamento alle istituzioni internazionali (es: UE-IPA).

Sempre in relazione ai Balcani, dal 29 novembre al 2 dicembre 2010, il Coordinamento cooperazione decentrata ha preso parte al primo Comitato di pilotaggio del progetto Whcb (Welfare and health cooperation in the Balcans) in Albania e Serbia. L’iniziativa, di cui è capofila la Regione Molise (Partner Puglia, Emilia-Romagna, Liguria, Friuli-Venezia-Giulia, Sardegna, Abruzzo e Sicilia), si propone di rafforzare il sistema di pianificazione e management dei servizi socio-sanitari e, conseguentemente, di sviluppare la progressiva integrazione tra il settore sanitario e sociale. Il progetto intende intervenire sul rafforzamento del sistema di welfare dal punto di vista della programmazione e la creazione dei servizi di assistenza e recupero delle fasce fragili della popolazione attraverso il rafforzamento di strutture territoriali di assistenza e strutture ospedaliere così come attraverso percorsi di riabilitazione e reinserimento sociale e lavorativo. Infine, a Scutari si è svolto il comitato di pilotaggio tra le istituzioni italiane (in primis Coordinamento cooperazione decentrata della Dgcs) e quelle albanesi sul progetto integrato per la riqualificazione ambientale del bacino di Scutari, Riva, che vede impegnate la Regione Basilicata in qualità di Capofila e come partner le regioni Toscana, Puglia, Calabria, Sardegna e Sicilia. Il progetto parte dalla convinzione che i processi di sviluppo economico che stanno investendo l’Albania non possono prescindere da un appropriato sviluppo sostenibile e adeguamento degli strumenti politici di tutela e valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale. Dal 2005 anche il governo albanese ha riconosciuto il Lago come una riserva naturale e istituito delle misure protettive. Attualmente la riserva è gestita dal Ministero dell’Ambiente, dei Boschi e dell’Acqua.

L’area di Scutari rappresenta oggi, sia da un punto di vista economico-politico che ambientale, un’area altamente strategica e quindi ideale per localizzare un intervento di cooperazione internazionale su scala regionale. La fragilità strutturale ed un passato periodo di scarsa tutela ambientale del territorio unitamente alle potenzialità turistiche dell’area ne fanno un territorio di grande attenzione dove la Regione ha posto alcuni esigenze di interventi prioritari. La rilevanza e la autorevolezza delle cooperazioni internazionali attualmente coinvolte in progetti nel settore specifico della tutela e gestione ottimale della risorsa idrica nell’area di Scutari ne è infatti una valida testimonianza; ma gli scarsi risultati ottenuti richiedono un intervento strutturato in modo diverso da quelli in corso. È emersa quindi dai partner locali la necessità di strutturare sia da un punto di vista formale che metodologico, uno “strumento pianificatorio” in grado di supportare l’amministrazione locale in primis ma anche quella centrale preposta (ministero dell’Ambiente e quello delle Autorità locali) nell’azione di coordinamento e monitoraggio degli interventi in corso e previsti. Da qui la nascita del progetto i cui obiettivi generali sono migliorare le condizioni ambientali e socio-economiche delle popolazioni residenti nell’area del bacino idrografico di Scutari e di migliorare le competenze delle Regioni italiane nel quadro della cooperazione decentrata, rafforzando la cooperazione istituzionale e le partnership internazionali e attivando le competenze regionali. L’obiettivo specifico, invece, è migliorare gli strumenti di gestione e tutela ambientale.

 

 

Fonte: Il Velino