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Tra un anno in Europa vox populi vox dei. Si chiama Ice la legge di iniziativa popolare europea. È una delle novità principali del Trattato di Lisbona, entrato in vigore già dal 2009, e che modifica molti aspetti socio-politici della vita comunitaria. La norma più rivoluzionaria è proprio quella che introduce la possibilità di presentare una proposta di legge mediante la sottoscrizione di 1 milione di firme di cittadini europei, pari allo 0,2% della popolazione UE.


Molteplici e variegate potrebbero essere le tematiche oggetto di legiferazione popolare: dal dibattito sul nucleare, alle libertà di informazione, dalla privatizzazione dell’acqua, alla ricerca scientifica sugli OGM; e poi, ancora un salario minimo che equipari il costo della vita in Slovacchia come in Portogallo; l’adozione di misure anticrisi più “eque” per proteggere lavoratori in mobilità per effetto del decentramento produttivo; l’affermazione di una condotta comunitaria che tuteli le vittime dei tanti enti pubblici statali, per istituire una sorta di “class-action” europea. Per mettere in moto un’iniziativa popolare deve essere costituito in primis un comitato composto da un minimo di sette cittadini, residenti in sette diversi Stati membri dell'Unione Europea.

L’ iniziativa dovrà essere registrata direttamente alla sede della Commissione Europea, in una delle 23 lingue ufficiali dell'UE. Sarà essenziale: descrivere lo scopo e gli obiettivi della proposta, menzionare i trattati dell'UE che potrebbero essere rilevanti ai fini dell’iniziativa, includere tutte le informazioni di raccordo per i membri del comitato, indicare le fonti di finanziamento e di sostegno del comitato. Naturalmente non si può presentare qualsiasi idea di legge, ma solo quelle in cui la Commissione Europea possa dimostrare un’effettiva competenza sovranazionale, che non sia lesiva dei singoli ordinamenti statali.

Dopo la registrazione dell’iniziativa, la Commissione avrà due mesi per mettersi in contatto con il comitato organizzatore ed emettere il suo nulla osta circa il compimento dei requisiti essenziali, ovvero:
• L’iniziativa non può oltrepassare la competenza della Commissione stessa nella sua capacità di proporre un atto giuridico dell'Unione Europea avente per obiettivo la realizzazione di un trattato europeo.
• L’idea di legge non può essere illecita, frivola o vessatoria.
• Non sono ammesse proposte che vadano contro i valori dell'Unione Europea. Tutte le iniziative accettate saranno pubblicate in un apposito database on-line della Commissione Europea.

È possibile raccogliere le firme in formato cartaceo o in modo digitale da archiviare in pagine web. Gli Stati membri saranno tenuti a richiedere: nome, indirizzo, data e luogo di nascita, nazionalità, possesso della cittadinanza europea e della maggiore età. Le firme devono provenire da “almeno un quarto” degli Stati membri. Poiché ad oggi sono 27 gli Stati che compongono l’UE, ciò significa che l'iniziativa dovrà avere le firme di almeno sette diversi paesi dell'Unione. Sarà inoltre necessario ottenere un numero minimo di firme per ogni Stato membro: tale cifra viene stabilita moltiplicando il numero di eurodeputati eletti in ogni Stato membro per 750. Ad esempio in Italia le “firme minime” saranno 54mila.

Una volta ottenuto un milione di firme a sostegno dell’iniziativa, bisognerà accertarne la validità. Bisognerà rimandare tutte le firme agli Stati membri, poichè è compito di questi ultimi comprovarne la legittimità. La verifica dovrà essere fatta entro tre mesi. Se tutto sarà dimostrato regolare, gli organizzatori riceveranno un certificato di conferma. Dopo aver ottenuto il certificato, sarà possibile continuare con l’iter di consegna dell'iniziativa direttamente al Parlamento Europeo, che avrà dunque il dovere di conferire all’iniziativa “forza di legge”.

 

 

Fonte: IlMediterraneo