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Il Mediterraneo ritorna prepotentemente al centro della storia. L’attenzione si concentra sulla riva sud del Mare Nostrum e non per i traffici commerciali o culturali che caratterizzarono l’area nei secoli passati, ma per riscrivere la storia attraverso il desiderio di libertà. La rivoluzione post moderna del mondo arabo si espande. Tutto il Medio Oriente si unisce in piazza per animare i sogni assopiti di un popolo. Chi sarà la prossima Tahrir Square?


In molti sostengono che presto la Palestina rivendicherà i suoi diritti e farà sentire la sua voce. Piccoli gruppi di giovani palestinesi sono diventati il megafono della Palestina e hanno già indetto sui social network un giorno di protesta: il 15 marzo. "Fatah e Hamas hanno fallito per la società palestinese", afferma Nader Said, un sondaggista e analista politico palestinese.

I giovani del mondo arabo, fino a ieri erano visti solo come la "bomba demografica" in attesa di esplodere, ma oggi l’Europa e l’Occidente li guarda con occhi diversi. La modernità non è nella religione o nell’abito da indossare, ma nel potere del popolo. Una nuova rivoluzione non è sinonimo di un fallimento della storia, ma di cambiamento. E come l’Europa si è mobilitata per l’est europeo nel lontano 1989, oggi deve occuparsi del Mediterraneo affinché la sua importanza e il suo recupero non resti solo sulla carta.

E in tutto questo l'Italia ha un ruolo ben preciso: è lei la porta d'ingresso per il dialogo tra i popoli, è lei la cerniera tra sponda sud e sponda nord. E' arrivato il momento che il nostro Paese pensi seriamente al Mediterraneo e non solo in termini di libero scambio e contratti petroliferi. Il Mediterraneo è molto di più per essere ridotto alla sola questione economica. Si deve partire dai popoli che lo abitano per poter riscrivere la sua Storia. Ci auguriamo che i 150 anni dell'Unità italiana servino anche ad avviare l'unità mediterranea.

 

 

Fonte: Il Mediterraneo