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Concluso l'incontro tra i ministri Fitto, Romani e Prestigiacomo con le Regioni, ANCI e UPI sulle rinnovabili, emergono alcune importanti preoccupazioni condivise e una fitta rete di proposte da parte delle Regioni. "Le preoccupazioni sono per l'amara scelta del nucleare compiuta negli scorsi anni e che ha causato tante vittime", sostiene Loredana Capone.


"L'Europa ha deciso di adottare parametri di sicurezza rigorosi nell'incontro tra i ministri dell'energia e il ministro Romani ha annunciato finalmente la moratoria per l'Italia, sia pure per un anno, di tutte le procedure inerenti il ricorso al nucleare in Italia. Da un lato l'evidente preoccupazione derivante dalla tragedia giapponese, la cui nube sta arrivando in Italia, dall'altra il presumibile esito del nuovo referendum hanno finalmente convinto il governo a rinunciare, almeno per ora, al nucleare", afferma la vicepresidente Capone. Questa notizia ha certamente alleggerito il clima dell'incontro con le Regioni. Il ministro ha precisato che "la maggioranza non farà passi indietro rispetto al decreto approvato dal governo, e non ancora pubblicato, ma che la prossima settimana presenterà un decreto attuativo alle Regioni".

"Come Regioni abbiamo affermato", continua Loredana Capone, "che è giusto fare una riflessione sugli incentivi e su come essi devono essere erogati. E ciò per evitare che il mercato sia drogato da interventi meramente speculativi. Occorre preservare però una filiera industriale delle rinnovabili che in Italia, e soprattutto nelle regioni meridionali, si sta creando. Per questo abbiamo proposto al ministro Romani, che aveva espresso puramente e semplicemente l'obiettivo di ridurre gli incentivi avvicinandosi al modello tedesco, di prendere tale modello per intero e non solo per un pezzetto. I tedeschi, infatti, già prima della tragedia di Tokio avevano deciso di dismettere il nucleare e di procedere a un ampliamento dell'approvvigionamento da fonti rinnovabili: al 2020 si propongono di approvvigionarsi di energia da fonti rinnovabili nella misura del 50% e di arrivare all'80% nel 2050.

L'Italia perciò, secondo noi, non deve avere la preoccupazione di dare limiti e tetti alla produzione di energia da fonti rinnovabili", aggiunge la vicepresidente, "a maggior ragione se la prospettiva del nucleare, come speriamo, si allontana sempre di più. E' giusto invece che il nostro paese si doti di un Piano energetico nazionale, su cui il presidente Errani, rappresentante delle Regioni, ha molto insistito. E per quanto riguarda gli incentivi, il problema non può essere solo la riduzione complessiva del budget annuale ma la diversificazione degli incentivi: più alti al massimo per gli impianti sui tetti degli edifici privati, pubblici, agricoli, industriali, sulle aree già compromesse, in prossimità autostrade, ferrovie, a favore degli agricoltori e delle imprese che utilizzano l'energia, e notevolmente più bassi per il fotovoltaico sulle aree agricole. Il ministro ha ascoltato le richieste delle Regioni", conclude Loredana Capone, "ora attendiamo la bozza di decreto per verificare la posizione del governo e continuare a dare il nostro contributo".

 

 

Fonte: Sistema Puglia