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La Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, nella riunione di fine aprile, ha approvato un documento di analisi critica e proposte sull’incidenza dei fattori “esterni” sulla programmazione e attuazione dei fondi europei. È di fatto il contributo delle Regioni al dibattito sul futuro della politica di coesione.


La politica di coesione assegna alle Regioni il ruolo di attori principali della gestione dei fondi che da Bruxelles arrivano nei loro bilanci. Poiché tali fondi rappresentano uno strumento essenziale per lo sviluppo, è primario interesse delle Regioni italiane far si che possano essere utilizzati al meglio. Questa esigenza diventa ancora più stringente alla luce del dibattito avviato in questi mesi sulla riforma della politica di coesione.

La Quinta relazione della Commissione sulla coesione economica, sociale e territoriale evidenzia come i risultati conseguiti in questi anni siano numerosi e abbiano effettivamente contribuito ad attenuare i divari nello sviluppo fra le regioni dell’Unione. Ciò nonostante, anche alla luce dell'attuale situazione economica e sociale, appaiono quanto mai urgenti dei cambiamenti volti a garantire che i futuri investimenti corrispondano agli obiettivi di Europa 2020 e che i fondi siano impiegati in modo efficiente e con più marcato orientamento ai risultati.

Una caratteristica della nuova fase sarà l’introduzione di un “contratto” tra l’Unione europea, lo Stato e le Regioni, oltre alla richiesta di una valutazione ex-ante che verifichi le pre-condizioni affinché l’effettivo utilizzo dei Fondi sia attuato secondo criteri di efficacia ed efficienza. La valutazione ex-ante non dovrebbe tuttavia riguardare esclusivamente l’aspetto “istituzionale-amministrativo”, in quanto altri fattori (non dipendenti dalla volontà delle Regioni e esterni alla loro sfera di competenza poiché legati a normative o prassi di carattere nazionale e/o comunitario) spesso intralciano il corretto funzionamento dei programmi. E’ auspicabile quindi che questi fattori trovino adeguata collocazione nella riflessione da cui scaturirà la posizione italiana sulle precondizioni del futuro “contratto”. Peraltro, il superamento dei cd “fattori esterni” che ostacolano la gestione efficiente dei fondi acquista particolare significatività anche alla luce dei recenti sviluppi normativi in materia di attuazione dell’articolo 16 della legge 42/2009.

Regioni sono dunque concordi nel considerare necessario e urgente attuare alcune fondamentali misure di semplificazione: numerosi studi, supportati dall’esperienza operativa delle Autorità di gestione europee, identificano nella complicazione delle procedure amministrative una variabile significativa di rischio. Alcuni elementi di difficoltà possono addebitarsi direttamente alle norme comunitarie (specie in tema di controllo). Ma a complicare l’attuazione sono anche elementi nazionali, di natura regolamentare - legislativa o economica-finanziaria, “esterni” appunto all’attuazione dei Programmi Operativi.

Attraverso il presente documento le Regioni italiane in sede tecnica hanno voluto avviare la riflessione su tali problematiche perché esse si traducano in argomento di discussione ai tavoli nazionali e/o comunitari. Le diverse questioni sono di seguito illustrate con spirito propositivo allo scopo di eliminare, o quanto meno allentare, quei vincoli che appesantiscono l’amministrazione dei Fondi comunitari. Si sottolinea, peraltro, come gli argomenti trattati possano avere una valenza anche per altri strumenti finanziari legati alla politica di coesione (per es. FAS). Appare, infine, auspicabile che, per quanto riguarda le questioni dipendenti da volontà nazionale, possano aprirsi margini di semplificazione, all’interno del quadro istituzionale e normativo esistente, in vista di soluzioni applicabili anche in questa programmazione.

Sul piano metodologico, il confronto interno al Coordinamento tecnico della Commissione affari europei e internazionali della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome ha suggerito l’adozione di un approccio differenziato “per Fondo” nonché per tipologia di programmi. Poiché buona parte dei punti sollevati dalle AdG “FESR” riguardano in realtà questioni generalizzabili sia al FSE sia alla Cooperazione territoriale, si riportano inizialmente i punti comuni ai fondi strutturali, poi quelli specifici al FESR, quelli relativi al FSE e in ultimo quelli riguardanti la Cooperazione territoriale.

Approfondimenti: testo integrale.

 

 

Fonte: Regioni.it