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Sarà il quarto mandato per Edi Rama, leader dell’opposizione che ha riconquistato la poltrona di sindaco della capitale albanese con soli 10 voti di distacco dall’ex ministro degli Interni Lulzim Basha, pupillo del premier Sali Berisha. Sabato mattina Basha era in vantaggio di 600 voti, quando mancavano ancora da contare 8 urne. Il recupero di Rama è stato lento, con una media di 45 schede per urna.


La vera svolta è stata registrata però nelle ultime tre urne, riuscendo a ribaltare il vantaggio di 270 voti del suo rivale. Pochi minuti dopo la fine dello scrutinio Berisha ha dichiarato "dobbiamo aspettare la proclamazione ufficiale dei risultati dalla Commissione elettorale centrale (CEC)" e ha invitato tutta la popolazione “alla calma”. Davanti al suo elettorato Rama inneggia alla vittoria: “la nostra è una grande vittoria, ma è una vittoria di tutti gli albanesi e non solo per chi ci ha votato” e concludendo il comizio ha aggiungiunto “il sogno continua”. Mai prima nella storia delle elezioni in Albania un risultato era stato ottenuto grazie alle ultime schede. Nei 384 Comuni chiamati alle urne, la sinistra di Rama ha vinto in 38 dei centri più importanti, contro i 28 della destra di Berisha.

In tale quadro, le elezioni amministrative albanesi di domenica 8 maggio si sono trasformate in un “test di democrazia” agli occhi dell'Ue, chiamata a decidere entro l’autunno se accettare o meno la richiesta di Tirana - già bocciata lo scorso novembre - di ottenere lo status ufficiale di Paese candidato. Sarà decisiva in tal senso l'imminente visita in Albania, il 21 maggio prossimo, del presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso.

Come si evince da queste ultime elezioni, l’Albania è un Paese che si è spostato a sinistra. Un fenomeno che va attribuito all'intenzione di voler punire l'attuale governo Berisha, piuttosto che alla dimostrazione di un'attrazione per la sinistra albanese. Le testimonianze raccolte dai media albanesi dimostrano come i cittadini siano diffidenti nei confronti di ambedue gli schieramenti politici e nei social network in molti hanno chiesto di protestare votando in bianco o semplicemente di boicottare le elezioni in mancanza di alternative valide. È da evidenziare come la calma con cui gli albanesi hanno affrontato le elezioni, dimostra chiaramente la voglia di normalità e la maturità che caratterizza la cittadinanza, a differenza della consunta classe politica. Del medesimo parere sono stati anche gli osservatori internazionali che dichiarano le elezioni “normali”, ma sottolineano la lentezza degli scrutini nelle zone più importanti.

 

 

Fonte: Il Mediterraneo