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Moody’s parla e l’Europa trema. L’agenzia di rating statunitense non fa sconti al vecchio Continente ammonendolo che i problemi con i debiti sovrani e le banche europee “mettono a rischio le posizioni di tutti i paesi europei”. Il monito dell’agenzia statunitense, operante in 26 paesi e che ha il 40% del mercato del settore, spaventa l’Europa.


Secondo l’agenzia, “le probabilità di default multipli fra i paesi dell'area euro non sono più insignificanti. Più la crisi di liquidità continua, più rapidamente le possibilità di default aumentano. Una serie di default aumenterebbe la probabilità che uno o più paesi non solo facciano default ma lascino l'euro”. Con il comunicato che ha diffuso Moody’s la paura ha ricominciato a veleggiare sui mercati internazionali. La Gran Bretagna si era detta “molto preoccupata” per la crisi dell’Euro-zona perché rappresenta: “una situazione difficile e pericolosa” ed un crollo disordinato dell'unione monetaria avrebbe “effetti estremamente agghiaccianti sul Regno Unito”, come ha spiegato alla tv inglese BBC George Osborne, ministro delle Finanze.

La paura è sicuramente dovuta alla situazione in cui versano l’Italia e la Grecia. Le incertezze politiche fanno aumentare la “verosimiglianza di scenari ancor più negativi” e rischiano, di fatto, un default multiplo per tutti i Paesi eurocentrici, inclusa la Francia e la Germania. Sempre secondo Moody’s, l'area euro “ha punti di forza sotto il profilo finanziario ed economico, ma la debolezza delle istituzioni impedisce che si trovi una soluzione alla crisi, gravando sui rating”, in altre parole l’Europa è ad un bivio che la porterà o ad un governo finanziario unitario oppure ad una frammentazione, ossia la morte dell’Euro per come lo conosciamo.
“Se da una parte lo scenario centrale di Moody's resta quello di un euro che verrà preservato senza ulteriori default, dall'altra questo 'scenario positivo' porta implicazioni molto negative sui rating nel medio periodo”, si continua a leggere nel rapporto. Nel mentre, Francia e Germania stanno discutendo della possibilità tra le altre cose di rivedere il patto di stabilità, rendendolo molto più stringente di quello attuale, anziché passare da una revisione dei Trattati giudicata troppo lunga e complessa.