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Per la prima volta si è svolto a Bruxelles un Consiglio d'affari generali interamente dedicato al futuro della politica di coesione dell’Unione europea e al relativo pacchetto legislativo proposto dalla Commissione. In gioco sono le regole di allocazione e di utilizzo dei fondi comunitari per la politica di coesione: si tratta di 336 miliardi di euro previsti dalla proposta di bilancio Ue 2014-2020.


L'Italia era rappresentata dal ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, che, pur ritenendo l'attuale proposta della Commissione "un’ottima base di partenza", considera "assolutamente necessario migliorare le regole dell’Unione europea sui fondi comunitari". "Il pacchetto legislativo proposto dalla Commissione - ha dichiarato il ministro – è un’ottima base di partenza, ma non vedo ancora segnali di una volontà di procedere alle modifiche che l’Italia e molti Stati membri ritengono necessarie per poter esprimere il loro sostegno". Barca, come diversi ministri di altri Stati membri, ha fortemente sollecitato la Commissione a sbloccare il confronto sul regolamento.

"Posporre tale confronto - ha avvertito il ministro - è rischioso e può produrre ritardi come quelli che affliggono l’attuale periodo di programmazione". Nel corso dei lavori il ministro per la Coesione ha chiaramente appoggiato la proposta di rafforzare la concentrazione delle risorse finanziarie, ma ha anche espresso il convincimento che la scelta delle priorità su cui concentrare le risorse sia operata in funzione dei fabbisogni di ogni regione all’interno di una strategia nazionale concordata con la Commissione europea.

Dopo aver sottolineato "lo straordinario risultato ottenuto dalla presidenza polacca che ha finalmente promosso questo dibattito politico nella sede più appropriata”, il ministro Barca ha infine espresso un "forte appoggio all’agenda di lavoro fissato dalla prossima presidenza danese volta a mettere al centro dei programmi operativi sia i risultati attesi per innalzare la qualità di vita dei cittadini, sia le azioni con cui le regioni ritengono di perseguirli.