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Nel nuovo anno assisteremo allo “scoppio della bolla” dei “social-network” in modo analogo a quella con cui nel 2000 “scoppiarono” i titoli Internet? È l’interrogativo che si pone, con una serie di analisi sulla “logica di tale andamento e sulle differenze con la crisi del 2000”, il primo numero del 2012 di “Longitude”, la rivista diretta da Pialuisa Bianco, in edicola, che pubblica un editoriale del Ministro Giulio Terzi.


Una casa comune euro-mediterranea”: è la proposta di Terzi con un particolare riferimento al ruolo dell’Italia nell’area mediterranea, “gravata” in questi ultimi tempi, da turbolenze e tensioni, ma anche da cambiamenti e aspirazioni democratici. Il tema delle “esplosioni” nel mondo arabo e il conseguente “anelito alla democrazia” è al centro dell’editoriale del direttore di “Longitude”. Bianco, lo rapporta ad una “forma di indebolimento” che percorre le istituzioni democratiche nel “cuore dell’Europa” e si chiede se sia più grave tale fenomeno rispetto all’attesa di una forma di democrazia che non sappiamo se e quando si concretizzerà nei Paesi della cosiddetta “Primavera araba”.

“Abbiamo bisogno, sottolinea Terzi nel suo editoriale – di una nuova visione strategica con chiari obiettivi”, primo tra tutti “l’istituzione di una newcompact che porti alla creazione di una ‘casa comune euro-mediterranea”, sulla base di rapporti commerciali, sociali e culturali “strutturali”, nonché di un “maggiore impegno politico”. Non si tratta – secondo quanto scrive Terzi – di “creare nuove istituzioni e burocrazie” che “tendono a restare sulla carta per mancanza di volontà politica e soprattutto di finanziamenti e mezzi”, ma di “costruire una sempre più stretta integrazione tra le due sponde in campo economico, culturale, sociale”.

L’ambiente è un altro tema affrontato dalla rivista con analisi sul “destino delle scorie nucleari”, mentre un bilancio sul recente vertice internazionale sul clima è fatto dal Ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Come “coniugare” l’interesse nazionale nell’era della globalizzazione: Giampiero Massolo, direttore generale della Farnesina, nell’analizzare il tema di forte attualità, spiega che nel “panorama dei grandi cambiamenti” lo Stato sovrano “sembra godere di una nuova vita e così anche la sua vera essenza, l’interesse nazionale”. Sicché “non solo la dimensione globale delle relazioni internazionali e il ruolo dello Stato sovrano coesistono, ma il secondo è in crescita nella sua influenza sulla prima. Anche se lo Stato non può essere considerato come il dominus della globalizzazione, le sue azioni rimangono decisive per far fronte alle complesse questioni dell’agenda globale”. La sicurezza nazionale, l’internazionalizzazione della nostra economia, la proiezione all’estero dei nostri “softpower” culturali, la tutela dei nostri cittadini all’estero, la partecipazione nella “governance economica mondiale”, sono - sottolinea Massolo - “alcune delle – e di difficile macro aree del nostro interesse nazionale”. Ma in tempi di risorse estremamente limitate – aggiunge Massolo  concorrenza con gli altri Stati “siamo chiamati ad essere attenti e selettivi nelle nostre priorità” ed “adattarci ad un ambiente in rapido cambiamento”. E ciò è stato “confermato all’unanimità” alla Conferenza degli Ambasciatori che si è svolta alla Farnesina a metà dicembre del 2011; è “l’essenza del lavoro quotidiano della nostra rete di rappresentanze diplomatiche e consolari”, ed è anche “il principio di base che ha ispirato la riorganizzazione della struttura del Ministero degli Esteri”. Massolo rilancia la necessità di “dedicare un’adeguata quantità di risorse alla politica estera”.

Con il titolo “La geopolitica delle religioni” vengono analizzati una serie di temi: l’influenza dell’elemento religioso nelle relazioni internazionali, la diffusione delle religioni, la loro consistenza numerica, i focolai di conflitto religioso, gli aspetti problematici della libertà religiosa. Pasquale Ferrara, capo dell’Unità analisi e programmazione della Farnesina, spiega che le religioni anziché essere motivo di conflitto possono diventare motivo di reciproca integrazione e ciò aiuta una “governance globale”. La “questione centrale – scrive Ferrara - è ‘denazionalizzare’ le religioni” che non significa “deculturalizzazione”. Le “identità religiose non sono un pericolo di per sé alle relazioni internazionali: al contrario, potrebbero rafforzare l’idea di una identità globale comune”. Del ruolo della minoranza cristiana in Libano si occupa l’Ambasciatore italiano a Beirut , Giuseppe Morabito, secondo il quale “le turbolenze nel mondo arabo hanno portato all’attenzione della comunità internazionale la situazione della comunità dei cristiani in Medio Oriente e Nord Africa. Dobbiamo essere consapevoli – scrive Morabito – del valore straordinario e dell’opportunità unica rappresentata dalla presenza dei cristiani in Medio Oriente”. L’Ambasciatore ricorda quanto afferma uno studioso sunnita libanese, Mohammed Sammak, che ha parlato di “cristiani d’Oriente” e non di “cristiani in Oriente”. La comunità cristiana - sottolinea Morabito - è “essenziale” per la stabilità e il dialogo democratico nella regione, in particolare ora che il “conflitto” tra sunniti e sciiti è probabile che infiammi l’area e porti il fondamentalismo islamico al potere in alcuni Paesi del Nord Africa. Se dunque – scrive Morabito – i cristiani sono essenziali per la stabilità del Medio Oriente ed il mondo arabo per il loro “ruolo di conciliazione”, hanno bisogno di sicurezza. I cristiani “vogliono essere garantiti e tutelati nei loro diritti, pari a tutti gli altri cittadini”, mentre l’Europa “reticente nel riconoscere le sue radici giudaico-cristiane” appare “distratta e ignara dei problemi dei cristiani che vivono nel mondo arabo e la comunità dei cristiani in questa parte del mondo è quasi abbandonata. Una significativa eccezione – scrive Morabito – nel panorama europeo è rappresentata dall’ex ministro degli Esteri Franco Frattini che ha svolto una politica di difesa della comunità cristiana e più in generale delle minoranze religiose non soltanto in Medio Oriente ma anche nel mondo.

L’attenzione della rivista è anche sull’anno delle presidenziali americane. L’occhio indagatore degli analisti di “Longitude” è su Hillary Clinton che potrebbe essere la “carta vincente” della rielezione di Obama, se fosse il suo vice. Dagli Stati Uniti al “disordine celeste”: un’interessante “mappa” che evidenzia il sovraffollamento dello spazio da parte dei satelliti. Il lancio dello “sputnik 1" nel 1957 segnò l’inizio dell’utilizzo dello spazio per la scienza e la tecnologia. Da allora il numero di “oggetti” in orbita attorno alla Terra è aumentata costantemente, da 200 all’anno in media. Attualmente “l’us strategic comand” controlla 12.771 satelliti e altre “oggetti” di circa 10 centimetri di diametro in orbita intorno alla terra.