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A partire dal 2013 un Marchio del patrimonio europeo potrà essere assegnato ai luoghi simbolo della storia e dell'integrazione europea. A fine 2011, infatti, è stata adottata la Decisione n. 1194/2011/UE del Parlamento europeo e del Consiglio che stabilisce i criteri e le modalità per l’assegnazione di questo riconoscimento. La proposta è della Commissione europea, basandosi sull’esperienza maturata attraverso un’iniziativa intergovernativa avviata nel 2006 con lo stesso nome.


Tale iniziativa aveva coinvolto 18 Stati membri che successivamente si sono adoperati per trasformarla in una vera e propria azione dell’ UE con obiettivi e criteri più chiari. Il Marchio darà rilievo e garantirà la peculiarità dei siti a cui verrà assegnato, che potranno essere monumenti, siti naturali, subacquei, archeologici, industriali o urbani, paesaggi ricchi di cultura, luoghi della memoria, beni culturali e patrimonio immateriale associati ad un luogo, incluso il patrimonio contemporaneo. Particolare attenzione sarà data ai "siti transnazionali", considerato il loro speciale valore per la storia e la cultura comune d'Europa. La prestigiosa etichetta potrà essere concessa anche ad un “sito tematico nazionale”, vale a dire diversi siti, ubicati nello stesso Paese, riuniti attorno ad un tema specifico comune.

Ma come fare per ottenere il Marchio? La procedura stabilisce che ciascuno dei 27 Stati Ue potrà proporre, ogni due anni, uno o due siti ad una giuria europea di 13 esperti indipendenti, che valuterà le candidature e sceglierà un sito per Paese. Ai siti selezionati la Commissione Ue assegnerà il Marchio. I criteri per l’assegnazione sono molteplici e chiaramente definiti: oltre alla tipologia del sito e all’alto valore simbolico per la storia, la cultura e la costruzione europea, conteranno, fra gli altri, la capacità di promozione del sito, anche come destinazione turistica sostenibile, la dimensione educativa rivolta ai cittadini, soprattutto i giovani, nonché la capacità di realizzare attività di rete con gli altri siti riconosciuti finalizzate allo scambio di esperienze e all’avvio di iniziative comuni. Il conseguimento del Marchio non è dunque connesso in maniera specifica alla conservazione dei siti (che dovrebbe essere comunque garantita dai regimi di protezione esistenti), ma piuttosto alla promozione e all'accesso ad essi e alle attività correlate che vengono proposte. Il Marchio è assegnato in modo permanente e i siti riconosciuti sono soggetti ad un controllo periodico per verificare il rispetto continuo dei criteri richiesti. Il loro venir meno può comportare, infatti, il ritiro del label europeo.

La prima tornata di selezione avverrà, come si è detto, nel 2013. A tal fine la Decisione contiene disposizioni transitorie in base alle quali gli Stati membri potranno proporre per il Marchio fino a quattro siti. Ma soprattutto tali disposizioni toccano quei Paesi Ue che hanno preso parte alla precedente iniziativa intergovernativa, ai quali viene data la possibilità di candidare i siti già insigniti del marchio affinché possano essere selezionati per il nuovo Marchio UE nel 2014. Si tratta di ben 68 siti, fra i quali ad esempio la casa di Robert Schuman, lo statista francese che è stato tra i padri fondatori dell’UE, situata a Scy-Chazelle e i cantieri polacchi di Danzica, culla di Solidarność, il primo sindacato indipendente che ha contribuito a scatenare gli eventi che hanno portato alla riunificazione del continente dopo la Guerra fredda. Si contano anche sei siti italiani: il Campidoglio a Roma, dove sono stati firmati i Trattati che hanno siglato la nascita della CEE, l’Isola di Ventotene, dove Altiero Spinelli scrisse il famoso Manifesto, documento ispiratore dell'unità europea, la casa natale di Rossini, di Puccini e di Verdi e il luogo natale di Alcide De Gasperi, altro padre fondatore dell'UE. L’obiettivo delle disposizioni sembrerebbe quello di iniziare a garantire uniformità affinché tutti i marchi vengano assegnati seguendo le stesse regole e procedure.

In quanto vera e propria azione dell’UE il Marchio europeo avrà indubbiamente maggiore credibilità, visibilità e prestigio che non l'iniziativa lanciata nel 2006. Ma non solo. Diversi sono i vantaggi che il Marchio comporta, ovvero:
- nuove opportunità di valorizzare e dare visibilità al patrimonio storico-culturale dell’Europa e ai principi e valori alla base della storia e dell’integrazione europee;
- maggiore sensibilità verso il turismo culturale europeo di qualità con le conseguenti ricadute economiche per i territori interessati;
- criteri comuni, univoci e trasparenti per gli Stati membri partecipanti;
- procedure di selezione e controllo che abilitino solo i siti più pertinenti a ottenere il Marchio.

Infine, il Marchio del patrimonio europeo differisce ma integrerà le altre iniziative esistenti in materia di retaggio culturale, come ad esempio l’elenco del patrimonio mondiale dell' UNESCO e gli Itinerari culturali europei del Consiglio d’Europa, in quanto verrà concesso tenendo conto del valore simbolico europeo dei siti e della loro dimensione educativa, piuttosto che sulla base di considerazioni architettoniche o estetiche.Al momento la partecipazione al Marchio europeo è limitata ai Paesi dell’UE. Tuttavia, non si esclude in futuro di estendere la partecipazione anche ad altri Paesi terzi europei (questa possibilità verrà considerata in occasione della prima valutazione sull’attuazione dell’azione, nel 2018).