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Come andrà a finire la rivoluzione libica? La Nuova Libia sarà in grado di costruire un vero sistema democratico? Che ruolo avranno i Paesi occidentali in futuro? E l'Italia? A tentare di sciogliere alcuni dubbi, ripercorrendo la storia del Paese Nordafricano, dalla conquista di Tripolitania e Cirenaica da parte del Regno d'Italia fino alla rivolta del febbraio 2011, ci pensano alcuni studiosi nel volume curato da Karim Mezran e Arturo Varvelli “Libia. Fine o rinascita di una nazione?” (Donzelli).


Un libro che nasce con l'intento di analizzare e spiegare la realtà socio-culturale e politica che per anni ha consentito al rais Gheddafi di mantenersi saldamente al potere. La stessa, che in così poco tempo ha deciso di liberarsene. Capitolo dopo capitolo, il volume passa al setaccio i cento ultimi anni di storia del Paese. Dalla formazione dello Stato al passaggio dalla monarchia alla Jamahiriya, al ruolo della religione. In particolare, l'influenza avuta in un primo momento dalla potente confraternita senussita; l'avvento del nazionalismo islamico nel Regno di Libia; la strumentalizzazione dell'Islam da parte di Gheddafi, fino alla nascita dei movimenti di opposizione islamica degli anni Novanta. E ancora: il ruolo del petrolio come arma di persuasione nei confronti dei Paesi occidentali; le complesse relazioni internazionali intessute dalla Libia dal 1969 in poi e i particolari rapporti avuti con l'Italia. Infine la rivolta del febbraio 2011. Le sue cause, le origini, la cospirazione anglo-francese e le prospettive per il futuro.

In questa ultima fase, l'Italia non ne esce in maniera brillante. Mentre la risoluzione Onu 1973 veniva approvata e aveva inizio l'operazione 'Odissey Dawn', ''cosa faceva nel frattempo l'Italia?'', si chiede nel suo saggio Karim Mezran. Come è possibile, si chiede infatti il ricercatore, che il Paese, che importa dalla Libia il 25% del suo fabbisogno energetico di petrolio e il 10% di quello di gas e ha progetti da miliardi di euro in quel Paese per infrastrutture e sicurezza, sia restato a guardare in un momento così importante per l'economia e la politica nazionale? ''La scelta tardiva, un mese e mezzo dopo, di volere riconoscere il governo dei ribelli di Bengasi come unico interlocutore politico ma non come governo legittimo della Libia pone l'Italia quarta dopo Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti nel post-Gheddafi''.

Parole ancora più crude, forse, sono quelle utilizzate da Lucio Caracciolo nella prefazione al volume. ''E' presto per intuire come finirà la rivoluzione libica. E non sappiamo ancora chi abbia vinto la guerra di Libia. Sappiamo solo per certo chi l'ha persa: in Libia Gheddafi e i suoi; nella regione, noi italiani''.