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L'Italia beneficia in termini di "crescita di ricchezza" della presenza delle proprie aziende in Serbia, che è una realtà "particolarmente idonea e ricettiva". Lo ha sottolineato il ministro Giulio Terzi al termine di un incontro alla Farnesina con il premier serbo Ivica Dacic, ricordando il partenariato strategico siglato nel 2009.


I numeri parlano di relazioni economiche molto intense. L'Italia è il terzo partner commerciale della Serbia dopo Russia e Germania con un interscambio di 2 miliardi di euro (nel 2011 +15%) ed un export in crescita del 25% nel primo semestre 2012. In Serbia cinquecento aziende a partecipazione italiana danno lavoro a oltre 20mila lavoratori nei settori, tra gli altri, banche, tessile e auto. "La Serbia è il miglior amico dell'Italia nei Balcani", ha sottolineato da parte sua Dacic, ricordando che ci sono ancora "tante possibilità per le aziende italiane di crescere". Sul fronte della cooperazione bilaterale, il premier serbo ha citato in particolare l'accordo sull'energia, su cui "non ci sono difficoltà" e che si vuole condurre verso una ratifica "molto veloce" per un progetto di "grande volume". Dacic ha inoltre annunciato a Terzi che la Serbia è il 109esimo paese ad aderire all'Expo di Milano nel 2015.

Al centro dei colloqui tra Terzi e Dacic c’è stato anche il percorso europeo della Serbia, che l’Italia ha sempre incoraggiato, fino alla concessione a Belgrado dello status di candidato, lo scorso marzo. “Crediamo nel futuro europeo di questo Paese e di una regione balcanica sempre più integrata economicamente”, ha specificato Terzi, manifestando poi apprezzamento per la ripresa del dialogo tra Belgrado e Pristina, che ha creato un “clima favorevole”. L’Italia, ha quindi aggiunto il ministro, “vuole continuare ad avere un ruolo attivo nell'incoraggiare le parti in causa a proseguire nel cammino intrapreso, per portare avanti il loro processo di integrazione europea".

Dacic sulla questione Kosovo ha assicurato che la Serbia "vuole risolvere tutte le questioni aperte, non solo quelle tecniche, con Pristina, ma ci aspettiamo lo stesso approccio costruttivo dall'altra parte". L’obiettivo di Belgrado, infatti, è di "entrare velocemente nell'Ue ed adempirà a tutti i criteri posti" a Bruxelles. Per il premier serbo, inoltre, l'idea di un "conflitto congelato" con Pristina "che rimane ai nostri figli è inaccettabile" e l'obiettivo è "trovare una formula che accontenti entrambi i popoli", ha aggiunto, ricordando che tra due giorni le due parti si incontreranno di nuovo a Bruxelles.