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L'ingresso in Europa della Turchia ''non è per nulla semplice''.  È un processo che si presenta ''molto lungo e condizionato ma, in prospettiva, perdere la Turchia per l'Europa sarebbe una perdita strategica''. Così  il Viceministro agli Affari Esteri Marta Dassù, intervistata  ieri da Radio Uno, ha ribadito la posizione ''favorevole'' dell'Italia per il mantenimento dei negoziati per l’entrata della Turchia in Europa.

 

''Il processo di trattativa per l'ingresso in Ue è il momento in cui l'Europa ha una vera leva di influenza sul Paese candidato'' e per questo ''ci converrebbe cercare di aprire proprio quei capitoli negoziali perché riguardano la difesa dei diritti umani e delle libertà democratiche'', ha spiegato Dassù, non nascondendo le “infinite esitazioni” che si registrano da tempo tra i Paesi membri Ue per l’ingresso di Ankara. Turchia che – ha quindi rimarcato il viceministro - al di là della sua importanza strategica e geopolitica, è per l'Italia un ''partner economico molto rilevante: negli ultimi anni più di mille aziende italiane si sono radicate nel suo mercato.''

Sulle proteste di piazza Taksim Dassù ha poi ribadito quanto affermato nei giorni scorsi dal ministro degli Esteri Bonino sulla differenza tra quanto avviene a Istanbul e le primavere arabe. ''La Turchia, se pure in modo molto immatura, è un Paese democratico dove la protesta avviene per la difesa dei diritti a manifestare contro alcune scelte del governo Erdogan che, a parere di una parte dei cittadini, vanno contro il proprio stile.”