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Sono spesso i paesi più poveri del mondo ad essere maggiormente colpiti da problemi ambientali e a subire le conseguenze dei cambiamenti climatici.  I problemi hanno per lo più radici comuni, per cui alleviandone uno si può influire anche sull'altro. Ad esempio, salvaguardare le foreste e la biodiversità non serve soltanto a contrastare gli effetti del clima, ma anche a garantire l'approvvigionamento di cibo e quindi a ridurre la povertà.

La Commissione europea ha proposto un nuovo approccio per combattere la povertà e stimolare lo sviluppo sostenibile, che affronta le due problematiche insieme.

Il momento per elaborare una strategia comune è quello opportuno: nel 2015 scade il termine per realizzare gli obiettivi di sviluppo del millennio (che includono la lotta alla povertà), mentre proseguono le discussioni internazionali che fanno seguito alla conferenza delle Nazioni Unite del 2012 sullo sviluppo sostenibile.

Il nuovo approccio tiene conto delle seguenti considerazioni: 1) i soldi da soli non bastano. I finanziamenti vanno abbinati a politiche che, ad esempio, affrontino eventuali carenze; 2) occorre fare appello a tutte le fonti di finanziamento, siano esse pubbliche o private, interne o internazionali; 3) spetta ai paesi beneficiari decidere l'ordine delle priorità su cui far convergere le risorse; 4) nuove sinergie dovrebbero garantire che ogni euro speso in un determinato ambito politico abbia ripercussioni positive in altri; 5) anche i "paesi emergenti", una volta considerati poveri, ma le cui economie sono ora in crescita, e i paesi a reddito medio-alto dovrebbero sostenere quelli più bisognosi.

Le proposte passano ora all'esame del Parlamento europeo e dei ministri nazionali all'interno del Consiglio dell'UE. Il nuovo approccio dovrebbe applicarsi a partire dal 2016.