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I limitati passi avanti politici nei paesi della Primavera araba ne stanno compromettendo lo sviluppo economico e sociale, proprio quando ci sarebbe urgente bisogno di politiche per la creazione di impiego e per la crescita economica. Contro la possibile deriva e per contribuire alla normalizzazione istituzionale in nord Africa e in Medio Oriente, l'Unione Europea sta intensificando gli incontri degli organismi consultivi delle due sponde del Mediterraneo, sostenuti a livello istituzionale e finanziario dalla Commissione Europea.

In questa direzione vanno due iniziative organizzate dal Comitato economico e sociale comunitario (Cese) - in cui sono rappresentati sindacati, imprenditori, organizzazioni di consumatori, associazioni economiche, sociali, dell'agricoltura e della pesca - in collaborazione con il Consiglio economico e sociale spagnolo (Ces), che ne dà notizia. La prima è il vertice Euromed annuale del Cese, che si terrà il 30 e il 31 ottobre a Barcellona, la città sede del segretariato generale dell'Unione per il Mediterraneo.

In quella occasione l'organismo spagnolo di rappresentanza della società civile, presenterà il rapporto: 'I giovani e il lavoro nella regione euromediterranea',alla cui stesura hanno contribuito i consigli economici e sociali di Giordania, Marocco, Grecia, Francia e Libano. Prima, però, il Ces spagnolo sarà l'anfitrione della conferenza finale del progetto TresMed4 - in programma il 10 e l'11 ottobre a Madrid - che per 4 anni ha realizzato programmi di collaborazione fra gli organismi consultivi dei paesi rivieraschi del Mare Nostrum.

L'appuntamento di Madrid, indicano le fonti, servirà per individuare le strategie da seguire nei prossimi anni per avvicinare le società civili dei paesi della regione. Le conclusione della Conferenza saranno la base di discussione del vertice di Barcellona. I punti di 'contatto' sono evidenti: la maggioranza della popolazione dei paesi della Primavera araba è giovane: il 58% ha meno di 30 anni e oltre la metà è al di sotto dei 15 anni. Sono giovani con un alto livello di frustrazione, non potendo accedere a posti di lavoro adeguati al proprio livello formativo.

Non sorprende, pertanto, che la maggiore domanda di cambiamenti politici venga da tale fascia della popolazione. La sfida, tanto nei paesi della sponda nord del Mediterraneo quanto in quelli della sponda sud, è la creazione di posti di lavoro stabile e di qualità. In funzione di tale obiettivo, il rapporto propone una serie di linee di cooperazione, perché - come rilevano al Ces - ''la creazione di lavoro per i giovani comporterà, soprattutto nei paesi arabi, una garanzia di stabilità a medio termine e la sostenibilità delle riforme democratiche rivendicate da una buona parte della società''. Da qui, l'enfasi posta sulla necessità di rimuovere gli ostacoli per favorire il risparmio e gli investimenti domestici, di investire in innovazione, tecnologia e sviluppo e di favorire i flussi di investimenti stranieri diretti.

Il rapporto riserva una particolare attenzione al ruolo delle piccole e medie imprese, al fine di promuovere l'imprenditoria e l'auto-impiego, ma anche formule di economia sociale, come le cooperative. Una raccomandazione riguarda, infine, la definizione di un quadro di regole per migliorare la produttività e il lavoro, contribuire a una crescita economica sostenibile, migliorare la governance, sviluppare la previdenza sociale ed eliminare la discriminazione delle donne sul mercato del lavoro, ma anche migliorare la formazione professionale, per adeguarla e avvicinarla agli standard globali e garantire un'offerta adeguata alle necessità delle economie di ogni paese. (ANSAmed).