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Il “Piano di Azione sulla disabilità della Cooperazione Italiana” è stato presentato ieri alla Farnesina nel corso di una conferenza stampa cui hanno partecipato il Vice Ministro degli Affari Esteri, Lapo Pistelli, il Direttore Generale per la Cooperazione allo Sviluppo, Giampaolo Cantini e i rappresentanti della Rete Italiana Disabilità e Sviluppo (RIDS): Pietro Barbieri, Alfredo Camerini, Giampiero Griffo, Francesca Ortali.

Frutto di un processo partecipativo avviato dal 2011 con il Tavolo di Lavoro MAE/DGCS-RIDS, il Piano conferma l’azione della Cooperazione Italiana per l’applicazione dei diritti delle persone con disabilità e conferma l’impegno italiano al rispetto e all’applicazione della Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità del 2006 della quale il nostro Paese è stato tra i primi 50 firmatari.

"Questo è un documento ambizioso che ci obbliga ad essere all'altezza degli obiettivi" preposti, ha sottolineato il Vice Ministro Pistelli presentando il Piano e ricordando come l’Italia sia stato il primo Paese a dotarsi delle “Linee guida sull'inserimento della disabilità nelle politiche e nelle attività della cooperazione” che prevedono, tra l’altro la redazione di un Piano d’Azione per la loro applicazione. Quel Piano oggi, esiste, sancisce il principio dell'inclusione della disabilità in ogni fase delle politiche e delle pratiche dello sviluppo e contempla tutte quelle azioni finalizzate alla promozione di pari opportunità per le persone con disabilità. Su questo tema “vogliamo mantenere questo primato, vogliamo essere coerenti e fare in modo che il Piano d’Azione non resti in un cassetto. Vogliamo che sia seguito da azioni concrete”, ha rimarcato Lapo Pistelli sottolineando di “raccogliere” un qualcosa che è stato interamente pensato, sin dal 2011 da MAE e dalla DGCS.

Tra i punti previsti dal piano, figurano quello della sensibilizzazione (alla Farnesina e nelle sedi estere), della raccolta dati, dell'accessibilità di ambienti, beni e servizi, del monitoraggio delle politiche della disabilità a livello nazionale. Mentre su un piano più concreto, qualcosa già si è mosso. Nel settembre scorso la DGCS ha infatti approvato (contribuendo con finanziamenti da quasi 6 milioni di euro) sette progetti promossi Ong che includono politiche sulla disabilità in regioni come Albania, Etiopia, Palestina, Sudan, Ruanda ed Etiopia. Mentre tra i progetti dalla Cooperazione italiana nel campo della promozione dei diritti delle persone con disabilità merita particolare attenzione l’iniziativa realizzata in Kosovo per l’attuazione del Piano nazionale per la disabilità, che rappresenta una “buona pratica”.

Del resto, il problema esiste ed è radicato soprattutto nelle regioni più povere del pianeta. Le persone con disabilità sono poco meno di un miliardo e rappresentano circa il 15% della popolazione mondiale. Si stima che circa l’80% di loro viva in Paesi in via di sviluppo, dove la condizione di disabilità si associa a povertà, esclusione, discriminazione, con pesanti ripercussioni dal punto di vista sociale, economico, culturale. In caso di conflitti e di calamità, le persone con disabilità sono le prime a soffrire delle gravi conseguenze delle emergenze. Si valuta, inoltre, che tra coloro che si trovano in condizioni di povertà, una su cinque sia una persona con disabilità.