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Da Londra a Vienna, da Berlino a Parigi, passando per Leopoli e San Pietroburgo (rispettivamente, in Crimea e in Russia): cori ebraici provenienti da buona parte del vecchio continente stanno arrivando, uno dopo l'altro, a Roma, per il Festival europeo dei cori ebraici. Una prima volta per la capitale, che dal 29 maggio al primo giugno vedrà riuniti sei cori e un complesso strumentale, a cui si aggiunge uno special guest: il Coro della Diocesi di Roma, diretto da Don Marco Frisina.

"Roma è la città del dialogo - ha dichiarato il presidente della Comunità ebraica, Riccardo Pacifici, durante la conferenza stampa di presentazione -, alla vigilia del viaggio del pontefice in Terra Santa e delle elezioni europee, vogliamo mandare un messaggio che travalichi confini e polemiche, e dimostrare che anche cantando e lanciando grida d'amore si può fare l'Europa unita".

"Non esiste un'unica musica ebraica - aggiunge Richard Di Castro, presidente del coro ebraico romano Ha-Kol ('la voce') e del Festival -, ciascuna è stata influenzata dal Paese di provenienza. Il programma che proponiamo rappresenta un panorama abbastanza completo delle varie tradizioni europee. I concerti saranno uno diverso dall'altro, anche come genere: ci saranno canti sinagogali, klezmer e canti popolari. Sarà un'occasione per conoscere e farsi conoscere".

Sullo stesso tono il messaggio (scritto) del capo rabbino di Roma, Riccardo Di Segni. "Si parla tanto di musica ebraica. Ma ne esistono tante e differenti, che in qualche modo, però, sono collegate tra loro, spesso da fili invisibili o sotterranei". "Attraverso la musica - prosegue rav Di Segni - si conferma il grande paradosso della condizione ebraica, qualla di un'unità sostanziale fatta di grandi diversità conviventi, separate in casa, verrebbe da dire".

Incuriosisce particolarmente la compresenza del coro ucraino e del coro russo, provenienti da Paesi da settimane sull'orlo della guerra. "Riuscire a far arrivare gli ucraini è stata un'impresa - ha raccontato Di Castro -, ma il popolo del festival si è mobilitato e grazie anche social network e all'Unione delle comunità ebraiche italiane (Ucei), siamo riusciti a garantire la loro partecipazione". I 15 coristi arriveranno a breve da Leopoli: per attraversare l'Europa e i suoi contrasti a volte può bastare un pulmino. (ANSAmed)