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A tre anni di distanza dalla 'Primavera Araba', grande è l'instabilità nella sponda sud del Mediterraneo, in un groviglio di dinamiche di guerra e meccanismi istituzionali che spesso sfuggono all'opinione pubblica occidentale ma che possono avere influenze decisive sul futuro dell'Europa e in particolare sulla sicurezza dell'Italia. Merito della seconda edizione dell' 'Atlante Geopolitico del Mediterraneo 2014', curato da Francesco Anghelone e Andrea Ungari dell'Istituto di Studi Politici 'S. Pio V' , è quello di offrire uno strumento unico nel suo genere per comprendere il passato recente.

Lo sguardo degli autori cerca di rifuggire da categorie legate ad un vecchio eurocentrismo. ''Non esiste - spiega nella prefazione Antonio Iodice, presidente dell'Istituto - una sola 'modernità' ma tante sue declinazioni, che risentono di percorsi storici paralleli, caratterizzati da improvvise accelerazioni che spingono più in là la soglia della Storia". Oltre ai capitoli sui singoli paesi dell'aera (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Israele, Libano Siria, Giordania e Turchia), il volume di quest'anno apre su due nuovi scenari: l'Africa subsahariana e le relazioni euro-africane.

Come più volte avvenuto nella storia passata, le dinamiche del Mediterraneo non si fermano sul bagnasciuga, ma si infiltrano nell'entroterra, fino a scombussolare, come avvenuto dopo la 'Primavera', paesi come il Mali o i due Sudan. Il capitolo sui rapporti tra Europa e Africa si concentra sull'immigrazione clandestina, un fenomeno in cui si alternano fasi di totale disinteresse con periodi, in coincidenza con le tragedie del mare, di 'dittatura dei sentimenti', come osservano gli autori.

Nella sua prefazione, Andrea Margelletti, presidente del Centro Studi Internazionali, sottolinea come sia ormai chiaro che i processi in atto nel sud del Mediterraneo debbano essere osservati in una prospettiva più lunga. "leggere la volontà di un popolo solo alla luce del numero di persone che hanno manifestato o continuano a manifestare - avverte - rimane un esercizio foriero di errori interpretativi. Infatti, più della volontà del cambiamento, è forte il desiderio di stabilità".

La 'maggioranza silenziosa' di nixoniana memoria rappresenta - spiega Margelletti - la pancia delle comunità arabe. La stabilizzazione della sponda sud del Mar Mediterraneo - ammonisce l'esperto - è però "troppe volte banalizzata come un obiettivo della comunità internazionale in nome di un sostegno alle nuove classi dirigenti". Per l'Italia invece "i motivi e i fattori di importanza sono più profondi e maggiormente legati alla propria sicurezza e ai propri obiettivi strategici".