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Il Mediterraneo deve fare i conti con l'emergenza rifiuti e sono le autorità locali le prime a doversi rimboccare le maniche, specie quelle della sponda Sud. Il messaggio arriva dall'Assemblea delle autorità regionali e locali del Mediterraneo (Arlem), che nella riunione plenaria di Antalya ha fatto il punto della situazione, definendo la gestione dei rifiuti fra le priorità della cooperazione.

Il volume di immondizia prodotto nella regione del Mediterraneo non fa che aumentare e le stime parlano di 396 milioni di tonnellate entro il 2025, oltre il doppio di quelle prodotte nel 2000 (174 milioni di tonnellate).

"Dobbiamo cambiare la nostra cultura e diminuire la quantità di rifiuti, partendo da campagne nelle scuole", spiega Hani Abdalmash Al Ayek, sindaco di Beit Sahour (Territori palestinesi), che da febbraio 2015 sarà il prossimo copresidente dell'Arlem per la sponda Sud. La gestione rifiuti "è uno dei temi che proponiamo per la cooperazione fra Nord e Sud, per lottare insieme contro la contaminazione del mare Mediterraneo ma anche dell'acqua in generale, dell'acqua di falda" afferma Mohamed Boudra, presidente del Consiglio regionale di Taza-Al Hoceima-Taounate in Marocco.

Secondo Boudra "i comuni rurali e alcune città non hanno le possibilità per confrontarsi con grandi quantità di rifiuti soprattutto sulla sponda Sud, ma anche sulla sponda Nord, dove c'è il problema della depurazione delle acque, delle acque industriali". Secondo l'Arlem bisogna correre ai ripari, promuovendo sinergie e collaborazioni fra le autorità locali per la condivisione delle tecnologie e delle esperienze. Largo quindi a piani d'azione e raccolta differenziata, piattaforme di scambio di expertise, programmi per sviluppare programmi di formazione, campagne di sensibilizzazione e condivisione delle informazioni.(ANSAmed).