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Il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, a Bruxelles per presiedere il Consiglio di Amministrazione e l'Assemblea generale del Network of European Regions Using Space Technologies (N.E.R.E.U.S.), rete delle regioni che utilizzano tecnologie spaziali.

La Puglia è alla guida di Nereus, che aggrega 39 regioni e circa 40 tra aziende e enti di ricerca, provenienti da tutta Europa. I pilastri di azione della rete sono il dialogo politico, la cooperazione progettuale ed interregionale e la promozione delle opportunità che le tecnologie e le applicazioni spaziali offrono ad aziende, pubbliche amministrazioni e cittadini.

Elementi centrali della riflessione di questi giorni sono stati: il posizionamento di Nereus rispetto alla proposta della Commissione europea sui programmi spaziali dopo il 2020; il rafforzamento dei legami della rete con le Istituzioni europee e l'Agenzia spaziale europea; l'azione di advocacy finalizzata a sottolineare l'importanza della dimensione regionale nelle politiche spaziali.

Una dimensione che, in questo momento in cui si discute del futuro dell'Europa, occorrerebbe estendere a tutte le politiche europee.

Rispondendo alle domande dei giornalisti il presidente Emiliano ha dichiarato: "Innanzitutto il mio ringraziamento va al comitato delle Regioni per l'incarico che ha dato alla Puglia di redigere il parere sulla direttiva sui cambiamenti climatici. È un incarico che ci siamo guadagnati con una serie di iniziative politiche cominciate dal referendum contro le trivellazioni nel Mediterraneo, che hanno costruito un vasto movimento legato alla cosiddetta decarbonizzazione, che noi abbiamo proposto da tre anni al governo italiano per le due principali fabbriche di acciaio e di energia presenti nel territorio pugliese che vanno ancora a carbone. E anche con l'attenta militanza a favore degli accordi di Parigi che la UE ha tanto sostenuto. Il partito socialista europeo, che ringrazio per questo incarico, ha ritenuto che la Puglia avesse le carte in regola, anche perché più della metà dell'energia che viene prodotta in Puglia è da fonti alternative, eolico e fotovoltaico. Il nostro indirizzo è sempre stato chiaro: pensiamo che si possa cominciare ad utilizzare prima il gas naturale e successivamente anche l'idrogeno quando la tecnologia sarà disponibile, per attuare la completa decarbonizzazione non solo della produzione di energia elettrica, come già previsto dalla strategia energetica nazionale, secondo cui dovremmo smettere di utilizzare il carbone nel 2025, ma anche nella produzione dell'acciaio. Questo ci consentirebbe di utilizzare molti brevetti che sono di imprese italiane e europee, anche per il recupero di buona parte dell'anidride carbonica che non è recuperabile con il carbone. La possibilità può essere inserita nel parere sulla strategia europea sul clima. L'approccio deve essere multidisciplinare. Abbiamo consapevolezza che se mettiamo insieme tecnologie spaziali per il monitoraggio ambientale e dell'aria, mettiamo insieme un'idea diversa di agricoltura, che può essere monitorata e sorvegliata attraverso i satelliti per ridurre le emissioni collegate ad esempio all'eccesso di zootecnia in Europa. E più in generale dare vita a una filiera industriale della produzione di energia da fonti alternative che ci consenta di avere costi più bassi per la produzione dell'idrogeno. Nel frattempo gli accordi che l'Europa ha fatto per la costruzione di nuovi gasdotti, e anche l'attesa del gasdotto che dal mar dell'Egitto dovrebbe arrivare in Italia dai giacimenti scoperti dall'Eni, potrebbero offrirci un combustibile di transizione il cui unico limite – si dice dai sostenitori del carbone – è il suo costo. Mi auguro che la UE possa intervenire sul costo innanzitutto addossando a coloro che utilizzano ancora il carbone i suoi costi reali, ovvero quelli sanitari e ambientali: noi ad esempio dobbiamo ripulire Taranto due volte alla settimana dalle polveri di carbone e questo non è più tollerabile. Abbiamo un tasso di ammalati – in particolare di tumori - che è più alto della media italiana. Dobbiamo consentire anche alle imprese che producono carbon free di avere un vantaggio competitivo rispetto a chi usa in modo massiccio il carbone. Cioè in Europa si potrebbe parlare di divieto di importazione dei prodotti che utilizzano il carbone o di ragionare su una tassa sui beni che vengono prodotti fuori UE senza rispettare il trattato di Parigi sul clima. Mi pare una cosa coerente e sacrosanta. La Puglia vuole vivere questo come un momento comune non solo con tutte le regioni europee, ma anche con il Parlamento e la Commissione. Vogliamo una forte connessione con il Parlamento europeo e con la Commissione e vogliamo rappresentare - ne parlerò con il capogruppo del PSE - questo nostro parere anche con i partiti progressisti presenti nel Parlamento Europeo".

Ci auguriamo - h
a aggiunto Emiliano - che le forze della sinistra riformista si ricongiungano sulla grande questione ambientale e ci auguriamo che questo processo sia seguito anche da altri soggetti esterni che mi piacerebbe incontrare: uno tra tutti è il movimento legato a Papa Francesco che non è un movimento religioso, ma laico e che mira alla tutela del creato come elemento fondamentale di rifondazione della politica. Mi auguro che questo parere sia l'occasione per limitare la moltiplicazione delle lingue che non si capiscono e limitare l'effetto Torre di Babele".

Approfondimenti: N.E.R.E.U.S.