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Immediatamente dopo la fine del conflitto che caratterizzo' i Balcani negli anni '90, i presidenti delle Regioni Abruzzo, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Molise, Puglia e Veneto cominciarono a manifestare la propria volontà di realizzare una comune attività di cooperazione transfrontaliera dell'area adriatico-balcanica. Nel corso del negoziato su Agenda 2000, conclusosi con il Consiglio europeo di Berlino del 24-25 marzo 1999, l'Italia iniziò la trattativa mirata alla realizzazione di un Programma di cooperazione transfrontaliera adriatica da inquadrarsi nell'ambito dell'Iniziativa comunitaria Interreg III. Quest'azione si svolse al termine del conflitto balcanico e quindi in una fase delicata per gli equilibri del Sud-Est Europa, con la Comunità internazionale che decideva di impegnarsi sostanzialmente attraverso una politica supportata da interventi finanziari ed operativi, per la stabilizzazione, la ricostruzione e lo sviluppo dell'intera area. Con il Consiglio Europeo di Tampere del 15-16 ottobre 1999, la Commissione Europea diede seguito agli indirizzi generali fissati a Berlino, indicando la necessità di rafforzare ''la cooperazione nell'Adriatico in materia di lotta contro la criminalità organizzata, il contrabbando e l'immigrazione illegale, promovendo altresì la cooperazione transfrontaliera adriatica'', indirizzi successivamente ripresi anche dal Consiglio europeo di Lisbona del 23 marzo 2000, che fissò come obiettivo generale per l'area balcanica la ''massima integrazione possibile dei Paesi della regione nel contesto economico dell'Europa''.

La Commissione rispose favorevolmente alla richiesta italiana di prevedere un nuovo Programma transfrontaliero tra Italia e Paesi adriatico-orientali. Obiettivo generale di questo programma era ed e' quello di lavorare su uno strumento che piu' di ogni altro possa contribuire alla formazione di un'euroregione adriatica: uno spazio territoriale e marittimo omogeneo in quanto i Paesi di quest'area, a diversi livelli di gravità, presentano problemi e opportunità simili. Lo spazio adriatico si sta dunque trasformando da frontiera avanzata dell'Unione Europea in mare europeo. Gli obiettivi specifici della cooperazione nell'area adriatica saranno invece quelli di contribuire all'integrazione territoriale; contribuire alla concorrenza, all'efficienza ed alla crescita delle rispettive regioni; contribuire alla coesione economica e sociale all'interno dei Paesi adriatici; garantire la conservazione del patrimonio naturale e culturale, la protezione dell'ambiente e lo sviluppo sostenibile; contribuire alla promozione delle pari opportunità; accelerare il processo di allargamento attraverso la preparazione delle regioni, delle amministrazioni, degli istituti di ricerca, ecc.; coordinare il Programma Interreg III con gli ulteriori strumenti finanziari comunitari riguardanti le Regioni adriatiche italiane ed i Paesi adriatici orientali. L'elemento di novità introdotto dall'iniziativa transfrontaliera adriatica e' di carattere organizzativo e strategico: non si tratta infatti di mobilitare consistenti risorse finanziarie aggiuntive bensì di indirizzare i cofinanziamenti comunitari e nazionali 2000-2006, ritoccandone una quota verso un programma operativo ad hoc per aree e filiere tematiche omogenee concordate tra le due sponde, in grado di creare e far funzionare il bacino adriatico come una vera e propria Euroregione: una regione di cittadini ed istituzioni adriatiche.

Fonte: Ansa Balcani

Inseriamo i links a due articoli della rivista di geopolitica 'Limes'

La nuova frontiera è il progetto euroadriatico

Balcani adriatici: ultima chiamata per l'Italia  

Inseriamo un'intervista a Lucio Caracciolo, direttore della rivista italiana di geopolitica 'Limes'

{mosimage} I Balcani non sono lontani