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Il tribunale di Zagabria lo ha riconosciuto colpevole di «ingiuria e diffamazione» e lo ha condannato a cinque mesi di reclusione. In un articolo pubblicato nel 2001 su un giornale croato Predrag Matvejevic, scrittore bosniaco e storica voce del dissenso jugoslavo, aveva definito “talebani” alcuni letterati, giornalisti e accademici della ex-Jugoslavia. Secondo l’autore di Breviario Mediterraneo la propaganda nazionalista e sciovinista di questo gruppo di intellettuali avrebbe contribuito a creare quel clima di tensione che ha portato a una guerra civile costata 200mila morti e due milioni di esiliati.

E Matvejevic ha reagito alla sentenza rientrando a Zagabria. Come mai ha deciso di tornare in Croazia nonostante il rischio di essere arrestato? Sono ritornato a Zagabria proprio per sfidare chi mi ha inflitto questa condanna assurda. Voglio dimostrare che questi provvedimenti non mi fanno paura e che non serviranno a zittirmi. Anzi, senza alcun timore continuo a ribadire il mio giudizio su tutti quegli intellettuali che hanno fomentato l’odio etnico. In questo modo ha rinunciato alla condizionale.. Sì, ma non ha nessuna importanza. Questa sentenza non ha a mio avviso alcuna legittimità tanto che, dopo la condanna, ho deciso di rinunciare a ricorrere in appello. Se l’avessi fatto avrei riconosciuto che c’era un qualche fondamento nella sentenza, mentre io non prendo in considerazione né la condanna né colui che l’ha inflitta. Ma pensa che alla fine l’arresteranno davvero? Credo proprio di no. Il mio caso ha suscitato grande indignazione a livello internazionale e un mio arresto avrebbe gravi ripercussioni sull’immagine del governo croato che invece aspira ad avvicinare il Paese all’Europa. Crede che la sua vicenda abbia contribuito a portare il luce il problema della persecuzione contro intellettuali dissidenti? Certamente. La notorietà di alcune mie opere e in particolare del Breviario Mediterraneo ha fatto sì che intellettuali e comuni cittadini di vari paesi si interessassero alla mia situazione. Nelle ultime settimane ho ricevuto molte dimostrazioni di solidarietà soprattutto dall’Italia dove più di 40 intellettuali hanno sottoscritto un appello (www.garzantilibri.it) contro questa condanna. Prima di me scrittori e giornalisti meno noti che avevano fatto denunce analoghe alle mie sono stati arrestati. Alla luce di questa esperienza sono cambiati i suoi progetti per il futuro? No, continuerò la mia attività di scrittore e docente universitario. Già oggi conto di tornare in Italia per continuare la mia attività di insegnante all’Università La Sapienza di Roma. Come docente di letterature slave, poi, sono tenuto a seguire i processi in atto nei paesi slavi e a divulgare le mie idee. Se vorranno arrestarmi per questo, lo facciano pure.

Fonte: Magcity.