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Sara' il Senato della Repubblica italiano a finanziare la costituzione di un ufficio legislativo del Parlamento serbo destinato a occuparsi dell' armonizzazione tra la normativa nazionale e quella europea in vista dei progetti d'integrazione di Belgrado con l'Ue. Lo hanno annunciato nel corso di una conferenza stampa l'ambasciatore italiano a Belgrado Antonio Zanardi Landi e il capo della missione dell'Osce in Serbia-Montenegro, ambasciatore Maurizio Massari.

Il nuovo ufficio legislativo, hanno spiegato i due diplomatici, fornira' sostegno specialistico alle varie commissioni parlamentari della Repubblica Serba, e in primo luogo a quella per l'integrazione europea. Suo compito precipuo sara' produrre analisi dettagliate e fornire pareri giuridici sulla compatibilita' delle leggi sottoposte all'approvazione dell'assemblea con gli standard normativi e la legislazione europee. Il progetto, promosso dalla missione belgradese dell'Osce in collaborazione con la commissione parlamentare serba per l'Unione Europea, si giovera' anche di un cofinanziamento annunciato dal governo della Repubblica Ceca. L'iniziativa prende le mosse sulla scia del recente avvio dei negoziati verso un accordo di associazione e stabilizzazione (Asa) tra Ue e Serbia/Montenegro, primo passo sulla lunga strada dell'adesione all'Unione europea. Un percorso che riaccomuna Belgrado a tutte le altre repubblche ex jugoslave dopo gli anni della guerra, del sangue e dell'isolamento, e che l'Italia - divenuta ormai la principale partner occidentale della Serbia - sostiene in prima fila. Sullo sfondo di questo processo resta peraltro un'ombra: quella della piena cooperazione col tribunale internazionale dell'Aja sui crimini di guerra nell' ex Jugoslavia (Tpi) che l' Ue ha ripetutamente posto negli ultimi tempi come precondizione per proseguire a passo spedito il dialogo. Una cooperazione che per l'Occidente deve tradursi in particolare nella cattura e nella consegna all'Aja dei sei latitanti serbi tuttora ricercati dal Tpi, a cominciare dai famigerati ex leader serbo-bosniaci Radovan Karadzic e Ratko Mladic, alla macchia da anni.

Fonte: Ansa Balcani