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“Credo che si cominci a vedere con chiarezza che la Puglia ora ha una politica estera: certo, nei limiti che la Costituzione le impone, ma anche nella vastità delle prospettive che le offre la sua collocazione geografica di strategica cerniera tra il Mediterraneo e l’Adriatico”. Silvia Godelli è da meno di un anno seduta sulla poltrona più nuova del governo regionale pugliese, quella di assessore al Mediterraneo, e in occasione del forum che domani riunirà a Bari un ristretto gruppo di politici e intellettuali di Albania, Macedonia, Montenegro e Puglia, traccia il quadro in cui si muove questa importante iniziativa della giunta Vendola. “Dieci giorni fa a Venezia si è costituita una regione euroadriatica alla quale partecipano tutte le regioni italiane che si affacciano sull’Adriatico - Friuli-Venezia-Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo, Molise e Puglia – e le dirimpettaie orientali, in alcuni casi presenti come stati – l’Albania, il Montenegro -, in altri – la Slovenia e la Croazia – con le loro articolazioni amministrative del litorale. Non è un’iniziativa dell’Unione Europea, ma un’iniziativa dei soggetti aderenti che si sono messi insieme con l’obiettivo di spingere perché nella programmazione 2007 –2013 dell’Unione Europea siano sostenuti programmi specifici per l’area adriatica e balcanica; ci si mette insieme perché non è un obiettivo facile da raggiungere”.

 

Perché è così difficile? Non dovrebbe essere nell’interesse dell’Unione Europea l’integrazione dei paesi balcanici?

“Dal 2007 L’Unione promuoverà le cosiddette politiche di prossimità, ovvero la cooperazione con i paesi confinanti con l’Unione o con i paesi in fase di preadesione all’Unione. In questo quadro è naturale, per così dire, che paesi forti come la Germania, la Francia e le stesse regioni dell’Italia settentrionale, tentino di orientare questa cooperazione verso la Russia e l’Ucraina, mercati immensi e partner di dimensioni addirittura planetarie. Questo può fortemente penalizzare, al di là di tante parole, sia i progetti euroadriatici, sia quelli euromediterranei. Perciò è nel nostro interesse valorizzare al massimo le nostre relazioni di prossimità”.

 

Come si inserisce nel quadro euroadriatico questa iniziativa più specificamente pugliese e balcanica di domani?

“Per le ragioni che ho spiegato prima, noi e intendo tutti coloro che si affacciano sull’Adriatico meridionale, abbiamo un interesse particolare a fare sistema e a disincagliare il dibattito sulla questione del Corridoio VIII”.

 

Eppure quello del grande asse di comunicazione tra bari-Brindisi e il Mar Nero attraverso Albania, Macedonia e Bulgaria, è un grande progetto di integrazione europeo

“Non c’è dubbio, ma non può essere considerato solo nella chiave della realizzazione o dell’adeguamento di strade e ferrovie, ma anche come promozione della libera circolazione e della integrazione di popolazioni, fedi in un’area che ha sofferto e ancora soffre secolari conflitti e contrapposizioni. Insomma il Corridoio VIII va considerato come un pezzo di grande politica di integrazione tra territori, nella quale ad esempio hanno un grande ruolo i cosiddetti programmi Interreg: ad esempio la Puglia è capofila di un progetto sulla portualità proposto dall’Autorità portuale di Bari che punta sulla infrastrutturazione tecnologica e alla messa in rete dei quattro principali porti del Sud Adriatico: Bar, Durazzo, Brindisi e appunto Bari. E siamo capofila in un altro Interreg sul dialogo e la cultura nell’area mediterranea e balcanica, che non sono parole nuove, ma si traducono in progetti concreti, ad esempio, nella creazione di un sistema unico delle reti museali e archeologiche balcaniche; e presto ne presenteremo un altro che punta in direzione Sud, verso l’Egitto, a rimarcare la nostra funzione di cerniera tra l’area Adriatica, che alle spalle ha un continente e quella mediterranea. Per intenderci: l’Egitto è impegnato in giganteschi lavori di ampliamento del canale di Suez, per permettere a navi sempre più grandi di attraversarlo. Per la Puglia essere in Egitto significa candidarsi a fare dei nostri porti i terminali mediterranei e adriatici di questo gigantesco traffico intercontinentale, anche a servizio della parte sudorientale del continente”.

 

Torniamo all’appuntamento di domani: tra gli obiettivi del forum è indicata anche l’ipotesi di dar vita a strumenti operativi come una rivista e la riflessione sulla possibilità di dare vita a una “Fondazione del Sud Est”. A cosa pensate?

“Un passo alla volta: per ora l’obiettivo più sensato è quello di trasformare il forum di domani in un forum permanente, che abbia autorevolezza grazie alla levatura delle persone coinvolte e appuntamenti cadenzati. Per far nascere una vera e propria fondazione c’è tempo: intanto ci occupiamo dell’istituzionalizzazione dei rapporti tra la Puglia e i tre paesi dai quali arrivano gli ospiti di domani. Con l’Albania la strada era già aperta da tempo e noto con piacere che il cambio di governo a Tirana non ha avuto alcuna ripercussione nei nostri rapporti, segno di una stabilità e continuità istituzionale che è una bella e positiva novità per l’area; abbiamo firmato un ampio protocollo d’intesa con il Montenegro, stiamo lavorando in questa direzione anche con la Macedonia”.

 

Non dovrebbe esserci un posto a tavola anche per l’unico altro paese dell’area membro dell’unione Europea, la Grecia?

“La Grecia come lei ricordava è un paese membro dell’Unione e condivide le stesse preoccupazioni delle regioni meridionali italiane e delle attivissime regioni spagnole per un’Europa troppo nordeuropea. Ho segnali di un risveglio di attenzione per la collaborazione con la Puglia che vadano anche oltre l’Interreg Puglia-Grecia in atto e spero presto si tradurranno in un’ampia collaborazione”.

 

Nell’area c’è un grande buco nero, il Kosovo. Come può entrare quest’area nei progetti euroadriatici?
“Difficile dirlo: la complessità politica della questione sta giustamente al di là del campo di intervento di una regione, è tutta nelle mani degli Stati Uniti, dell’Unione Europea, della comunità internazionale. Però è un fatto che il Kosovo comunica e commercia con il mondo attraverso i porti dell’Adriatico del Sud, come dimostra inequivocabilmente la crescita del traffico ad esempio del porto di Bari. Per questo ci aspettiamo che l’Albania svolga un ruolo diciamo di rappresentanza di quelli che possono essere i loro interessi”.  

di Luigi Quaranta

Fonte: Corriere del Mezzogiorno (pag. 20)