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I comuni italiani e le loro aziende di servizi provano a tirare le somme dopo 30 mesi di lavoro: e' anche loro il merito se le regioni dei Balcani potranno imboccare la via della modernizzazione nei prossimi anni. E' lo spirito dell'Italian and Balkan Municipal Partnership (IB) promossa da Anci e Cooperazione Italiana, e con cui negli ultimi tre anni sono stati definiti 12 progetti di cooperazione decentrata in accordo con le amministrazioni locali di quell'area ma anche con altri enti territoriali, Ong, universita', privati e agenzie internazionali come Unops e Un Habitat. Obiettivo prioritario l'ammodernamento dei servizi pubblici di base in Albania, Bosnia-Herzegovina, Croazia, Repubblica di Serbia e Montenegro: nella concretezza dei dodici progetti messi a punto, si va dal sistema idrico integrato di Zajebar in Serbia (partner il comune di Monfalcone e l'azienda di servizi pubblici Iris) alla riorganizzazione del turismo a Prijedor in Bosnia- Herzegovina (Trento), da un piano per la distribuzione del gas metano a Saraievo Est (Settimo Torinese) a quello per la tutela e gestione della fascia costiera di Spalato (Pescara). Per un totale di circa 2 milioni e mezzo di euro, finanziati dalla legge 84 del 2001, mirata appunto alla partecipazione italiana alla stabilizzazione e ricostruzione dei Balcani.

''Su 280 Comuni italiani e balcanici sensibilizzati ne sono stati selezioni 23 per l'attivazione di 12 partnership - ha riepilogato Victor Magiar, capoprogetto per l'Anci, in occasione di un convegno svoltosi oggi alla Farnesina - coinvolgendo anche il sistema delle Province e delle Regioni italiane. Alla fine possiamo parlare di un buon risultato sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, in cui per la prima volta si e' visto un impegno come sistema Paese nella cooperazione, con il coinvolgimento di territori e risorse locali, a dimostrazione di come anche per gli enti locali non vi sia piu' confine tra politica interna e internazionale''. In questo percorso, prosegue Magiar, non sono pero' mancati gli ostacoli. ''Il primo legato alle lacune della legge 84 -spiega- priva all'inizio di regolamento per la rendicontazione. Il secondo connesso al fatto che in questi anni si sono succedute elezioni locali e regionali sia in Italia che in quei paesi, con cambiamenti di leadership e programmi. Il terzo derivante dal fatto che la normativa di quei paesi e' in costante cambiamento, e fare cooperazione in un paese in trasformazione e' piu' complicato''. Per esempio, ricorda, il progetto del Comune di Roma per Tirana, che prevedeva una collaborazione con l'Acea per il depuratore delle acque reflue, ha dovuto cambiare, dopo un anno di inutile attesa di un decreto attuativo, per approdare ad un piano di assistenza tecnica per l'edilizia residenziale pubblica a favore di circa 3-4000 famiglie senza casa, che nella capitale albanese si aggiungono, per effetto dell' inurbazione, alle circa 150 mila persone che vivono in baracche abusive.

''E' interessante nel modello italiano -ha osservato il giovane vice sindaco Albana Dhimitri- l'integrazione tra le politiche abitative e quelle per l'inserimento lavorativo e sociale''. ''In questa esperienza nei Balcani - ha sottolineato Antonio Luzi direttore dell'Unops - una cinquantina di enti locali hanno costruito con i loro territori un patrimonio di professionalita' e conoscenze che ora rischia di scomparire, visto che le risorse per la cooperazione sono sempre meno''. E se quella decentrata deve farsi sistema entrando in relazione anche con gli altri livelli della cooperazione internazionale, come e' stato oggi rilevato da piu' parti, e' proprio il tema della scarsita' delle risorse che piu' preoccupa gli operatori. ''L'Italia e' scesa all'ultimo posto tra i donatori con lo 0,12% del Pil - ha ricordato Francesco Petrella dell'Ucodep - anche se nel frattempo e' cresciuta proprio la cooperazione decentrata. E questa, mobilitando gli interessi sul territorio, puo' condurre almeno nei Balcani al salto di qualita' dalla solidarieta' alla collaborazione economica alla buona internazionalizzazione''. ''Riconosciamo una forte valenza alla cooperazione decentrata - ha osservato da parte sua Alessandro Serafini, responsabile di tale ufficio al ministero per gli Affari esteri - e cerchiamo di creare piu' spazi per la sua integrazione nella cooperazione italiana. E se e' vero che ormai le risorse della legge '84 sono esaurite, altre giungono alla cooperazione decentrata dalla legge 49 e dai fondi Cipe per le aree sottosviluppate, con 28 milioni di euro destinati alla cooperazione regionale nelle aree del Mediterraneo e dei Balcani''. Quanto al fatto che al progetto Anci nei Balcani partecipano solo enti locali del centro-nord dell'Italia, ''e' una questione legata alla societa' civile - conclude - ed alla propensione di quest'ultima a spingere le istituzioni alla collaborazione''.

Fonte: Ansa Balcani