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Il primo tempo è (quasi) concluso. Si perfezionerà davanti a un notaio, con gli adempimenti necessari, fra i quali il deposito dello statuto. Che nel frattempo - ieri - è stato presentato al pubblico, nella versione definitiva stilata dall’assessore Godelli di concerto con sindacati, enti locali e operatori del settore. L’Apulia Film Commission - da tante parti invocata - comincia a prendere corpo fra i sedici articoli di quello statuto, che disegnano i contorni della Fondazione destinata a svolgere compiti di promozione e valorizzazione delle risorse cinematografiche regionali, in relazione al territorio («creando le condizioni per attrarre in Puglia le produzioni... italiane ed estere»), alle professionalità (con «la costituzione di un centro di formazione d’eccellenza »), al sostegno e alla promozione delle produzioni locali, alla conservazione del patrimonio filmico esistente. Ma l’assessore al Mediterraneo, alla Pace e alle Attività culturali tiene molto anche a quell’ampliamento di orizzonti che deriverà «da un raccordo molto stretto non soltanto con istituzioni analoghe sul territorio extraregionale, ma anche nel bacino del Mediterraneo», annuncia, riferendosi in particolare a «quella porzione di mercato dell’audiovisivo che ha come principali riferimenti l’area balcanica e la sponda sud, di lingua araba». Una grande mole di attività che l’Apulia Film Commission, stando alle previsioni di Godelli, dovrebbe essere in grado di avviare a partire dal prossimo autunno, una volta conclusa la pur articolata fase della deliberazione.

Spetta adesso infatti ai dieci enti locali che affiancano la Regione in questa fase (cinque Province e altrettanti comuni capoluogo) sbrigare al più presto le pratiche per far «passare» il provvedimento nei rispettivi consigli. Per accelerare il percorso, però, lo statuto prevede che si possa partire non appena raggiunte le cinque adesioni, inclusa quella regionale, con possibilità per gli altri enti di accodarsi. Quanto al Film Fund, poi, Godelli conferma lo stanziamento nel bilancio 2006 di mezzo milione di euro, quota di adesione della Regione; assicura poi che «se ci fosse una riduzione anche di quel capitolo, riusciremo a trovare un marchingegno per il 2007», magari «dotando il Fondo di ottantamila milioni per metterci al sicuro». Scherza, l’assessore, anche se la questione dei tagli ai bilanci degli enti locali, oltre che la mortificazione del Fus, è argomento al quale tutti gli amministratori presenti (ci sono rappresentanti dei Comuni di Bari e di Brindisi, delle Province di Lecce e Taranto, mentre al tavolo dei relatori, accanto a Nichi Vendola, siede il presidente Divella), sono sensibili.

I giochi restano aperti in relazione alla sede, momentaneamente individuata nella sede dell’assessorato. Ci sono trattative in corso con il Comune di Bari per la Manifattura Tabacchi che, con i suoi mille metri quadri di superficie, sarebbe una vera «casa del cinema». Ma la procedura si annuncia lunga non tanto per le cointeressenze dell’università, quanto per la necessità di complessi lavori di ristrutturazione. Su questa ipotesi, poi, s’innesta la proposta estemporanea di Vincenzo Divella, che offre alla Fondazione gli spazi ottocenteschi di Villa Roth, in via Celso Ulpiani, a Bari. Il resto è questione di nomine: il consiglio di amministrazione della Fondazione sarà composto «da un numero minimo di cinque e massimo di nove componenti, di cui uno indicato dalla Regione Puglia che ricopre la funzione di presidente, due indicati dalle Province e due dai Comuni capoluogo ». Gli altri quattro potranno invece essere indicati dagli altri soggetti cui è aperta l’adesione alla Fondazione, fra enti locali, Camere di Commercio, operatori economici e associazioni varie.

di Rossella Trabace

Fonte: Corriere del Mezzogiorno