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La cooperazione nel Mediterraneo è uno di quei temi tanto suggestivi quanto sfuggenti specie in campagna elettorale. Non c’è dubbio che il futuro dell’intero Paese e in particolare del Mezzogiorno sarà fortemente condizionato dalle relazioni fra le diverse sponde. Se il Mediterraneo sarà un confine tra mondi separati da un crescente muro di incomunicabilità, o peggio di contrapposizione, non potranno che venircene danni. Sarà attraversato principalmente da navi di disperati; o ancora peggio - come purtroppo accade - da esseri umani ridotti in vera e propria schiavitù e trasportati da un paese all’altro. Più che mai in questo momento è indispensabile rafforzare il dialogo, il rispetto, la collaborazione su temi comuni. Tuttavia, come fra gli altri ricorda spesso Franco Cassano, c’è un evidente rischio di retorica della cooperazione euromediterranea. E’ facile e politicamente corretto parlare di cooperazione, ma è difficile attuarla concretamente. Si rischia di restare alle belle intenzioni.

Facciamo alcuni esempi concreti

  1. Un po’ di tempo fa, proprio nel week-end segnato da Calderoni e dai tragici fatti di Bendasi, erano in visita a Bari i ministri dell’Agricoltura di Libano e Siria. Grazie all’Istituto Agronomico di Valenzano (istituzione di alta qualità scientifica e rilevanza internazionale anche se relativamente poco nota in Puglia) è infatti in corso da tempo una intensa collaborazione con i Paesi africani e mediorientali. Grazie alle attività formative dello Iam esponenti delle classi dirigenti di quei paesi sono ospiti a Bari per lunghi periodi e conservano buone relazioni con noi anche dopo. In questo quadro si è discusso di concreti progetti di cooperazione in agricoltura. Tema non semplice per le sovrapposizioni produttive e per i rischi di concorrenza fra le colture mediterranee. Ma tema  importante anche per noi che dobbiamo essere in grado sempre di più di specializzare la nostra agricoltura e al tempo stesso fornire assistenza tecnica a quei Paesi. Come nel caso dell’acqua le cooperazioni internazionali in agricoltura sono difficili da raggiungere, ma molto grandi.
  2. Qualche giorno dopo sono stati ospiti a Bari rappresentanti di Montenegro, Albania e Macedonia per un’iniziativa voluta dalla Regione e volta a costruire una struttura permanente di dialogo. In quella occasione è emerso chiaramente come il futuro del porto di Bar, in Montenegro, sia per noi di grande importanza. Bar potrebbe essere per noi la porta – anche attraverso un possibile ammodernamento della ferrovia che collega Belgrado – per i grandi mercati dell’Europa centrorientale. Gli investimenti infrastrutturali più importanti per il nostro sviluppo a volte vanno fatti all’estero.
  3. In questi giorni ricominciano in Valle d’Itria “I seminari di marzo” voluti e difesi con tenacia da Giuseppe Goffredo. Sul piano ancora una volta diverso, quello della cooperazione più direttamente culturale, si prova a tessere relazioni solide di conoscenza, di confronto e di scambio.

Cosa suggeriscono questi esempi? Forse che molto già si fa e non occorre partire da zero. In tutti questi anni, particolarmente in Puglia, abbiamo maturato competenza ed esperienza significativa, forse da mettere maggiormente in contatto fra loro e progressivamente da accogliere in cornici istituzionali flessibili, ma più ampie. In secondo luogo che forse la retorica la si supera ragionando di volta in volta di temi specifici. La cooperazione è multidimensionale ( è fatta di infrastrutture trasporti, comunicazioni, culture e movimenti di beni e servizi, di persone, di idee), ma queste dimensioni si possono costruire un po’ alla volta.

Terzo e ultimo, che non sarebbe inutile un’agenda, una lista delle dimensioni che più vanno rafforzate ( ad esempio la cooperazione per contrastare fenomeni come la tratta di esseri umani o la promozione della mobilità di studenti universitari) e su cui quel che accade è ancora poco. Ad una Puglia e a un Mezzogiorno un po’ in crisi di identità servono grandi visioni. E poi serve, un po’ alla volta, costruirle concretamente.  

di Gianfranco Viesti  

Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno (pag. 1)