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"Un dialogo permanente tra le amministrazioni del Mediterraneo, puntando ad una effettiva cooperazione tra la sponda Nord e quella Sud dell’area mediterranea", è l’iniziativa lanciata nel corso del convegno "FORUMPAmed: verso un linguaggio comune per le PA del Mediterraneo", tenutosi questo pomeriggio presso il Forum della Pubblica Amministrazione, che fino al 12 maggio è ospitato alla Fiera di Roma. L’incontro, promosso in collaborazione con Caimed, Regione Puglia e Osservatorio del Mediterraneo, è servito a mettere in evidenza luci e ombre nel dialogo avviato da tempo, in vari settori, dai Paesi del Mediterraneo.Per l’Italia l'area del Mediterraneo, è stato più volte ribadito dai relatori, è strategica, lo è stata in passato ed è destinata ad esserlo anche nel futuro prossimo. "Tra i paesi delle due sponde i legami economici e commerciali – è stato il commento di Giuseppe Pennella, responsabile Ricerca e Sviluppo Formez - sono di antica data ma per fare del Mediterraneo una regione di sviluppo e prosperità occorre un investimento istituzionale per promuovere comuni modelli di sviluppo, rimuovendo i fattori di squilibrio che oggi pesano sulla regione.

L'Italia ha scelto di giocare un ruolo attivo di mediterraneo con i governi del Mediterraneo, e soprattutto le Regioni del Mezzogiorno sono protagoniste oggi di iniziative di cooperazione con i governi e con le autorità locali finalizzate a rafforzare il tessuto sociale, istituzionale ed economico ma anche le relazioni tra i sistemi produttivi delle due sponde in funzione di una crescita comune. Però le Regioni devono avere la fermezza e la saggezza di lavorare insieme. Anche le organizzazioni internazionali se non si mettono insieme per lavorare a progetti comuni rischiano di entrare in conflitto"."Bisogna eliminare vari stereotipi che esistono nei rapporti tra i Paesi del Mediterraneo – ha precisato Mohamed Aziza, Direttore Osservatorio del Mediterraneo – Gli stereotipi sono considerati ostacolo principale e quindi enfatizzati dalla stampa, e questo comporta un blocco nei rapporti interculturali. Inoltre le sfide e le minacce che viviamo in questo periodo riguardano tutti. Negli anni abbiamo vissuto con l’illusione di un progresso in aumento in modo lineare, invece oggi il progresso si è fermato e non sappiamo che futuro dare ai nostri figli, ci troviamo di fronte ad un conflitto ideologico".Un’altra minaccia evidenziata da Aziza sono le dittature che ancora esistono in molti Paesi. "Nella lista dei Paesi che aderiscono all’Onu - ha proseguito - ci sono Stati dove ancora esiste la dittatura.

"Le minacce di terrorismo e di libertà sono le più evidenti, ma ci sono anche minacce meno visibili e queste sono le più preoccupanti, tra queste ci sono le minacce sociali. Inoltre ancora esistono guerre etniche, come in Darfur, guerre di religione, per l’acqua come sta accadendo in Palestina, a questo si aggiunge la minaccia nucleare. I Paesi del Mediterraneo hanno una storia comune che parla di violenze e di confronti, dobbiamo guardare al passato, ma la storia ci porterà a vincere le sfide del futuro"."Il nostro scopo – ha concluso il presidente dell’Osservatorio del Mediterraneo – è di ristabilire le condizioni di un vero e proprio dialogo, affrontare problemi e questioni per portare avanti kle sfide comuni del futuro".Tra le Regioni italiane che hanno avviato già progetti con l’altra sponda del Mediterraneo c’è la Puglia, che sta cercando di utilizzare il linguaggio della Pubblica Amministrazione come collante con istituzioni al di là del Mediterraneo per na cooperazione reciproca."Verso Est abbiamo individuato l’Albania – ha spiegato Silvia Godelli, Assessore al Mediterraneo Regione Puglia – con cui avviare una politica euroadriatica e mediterranea. Verso Sud invece abbiamo individuato "un progetto Paese" in Egitto, che è l’unico Paese vocato, tramite una rete di trasporti, a interconnettere movimenti di merci. Le difficoltà possono essere attenuate se i programmi di cooperazione partono da comuni interessi".

"Le condizioni generali del Mediterraneo – ha invece dichiarato Mahmoud Srour Assessore ai Lavori pubblici, aree urbane e servizio idrico integrato, relazioni con i Paesi del Mediterraneo della Regione Abruzzo – oggi non ci consentono di essere ottimisti, per farlo diventare occasione di sviluppo dobbiamo aspettare che cambi il contesto. La verità è che oggi c’è un dialogo tra sordi, non solo parliamo due lingue diverse ma non abbiamo interesse a capirci. Inoltre, come si lamentano in questi giorni i media arabi, c’è l’assenza dell’Europa in merito al dialogo tra Paesi del Mediterraneo. Mentre in questi ultimi 10 anni il Mediterraneo si è allargato e sono stati fatti molti passi avanti"."Il dialogo non è solo fatto di parole" è stato il monito dell’Assessore Srour, "inoltre per acpirci dobbiamo essere in due, impegniamoci quindi a cambiare il contesto generale".Un progetto che invece sta già portando a dei risultati di cooperazione e dialogo vede protagonista la Marina Militare Italiana."Il Mediterraneo per la Marina militare è il centro degli interessi primari – ha detto il capitano di vascello Luca Bercini – La Marina italiana ha avviato un progetto che vede coinvolte tutti i centri operativi delle Marine del Mediterraneo, che sono collegati tramite una rete virtuale. Le Marine del Mediterraneo si scambiano tra di loro tutte le informazioni relative a navi di linea e traghetti superiori alle 300 tonnellate. I vantaggi di questo progetto, partito nel 2004 e che dovrebbe diventare operativo entro il 12 ottobre 2006, sono quelli di una maggiore chiarezza sulla situazione marittima del Mediditerraneo e di aumentare la possibilità di cooperare".

 

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