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La giunta provinciale di Bari ha approvato ieri lo statuto del “Consorzio San Nicola” che ha l’obiettivo di creare una partnership fra enti locali e imprese che intendono avviare iniziative di internazionalizzazione in Montenegro, Serbia e Russia. Si tratta della costruzione di un consorzio misto fra imprese ed enti baresi, serbi e montenegrini che faciliti la delocalizzazione delle produzioni in quei paesi consentendo così di cogliere il vantaggio dell’esportazione in Russia e nei Balcani ( un mercato che conta più di 200 milioni di consumatori ) di prodotti non soggetti a dazi, in virtù di accordi già in atto fra quelle realtà. Con questo atto si è data così concretezza ai “viaggi della speranza” verso il Montenegro e la Serbia che furono inaugurati dal nuovo corso politico della Primavera pugliese ad ottobre del 2004. Fu il Presidente della Provincia di Bari, Vincenzo Divella, ad affacciarsi per primo a Bar, il più grande porto del Montenegro che sorge nella regione dei grandi produttori di olio d’oliva, terra affine alla nostra per tradizione commerciale e contiguità di specie produttive. Divella aveva già esplorato il terreno nella sua qualità di Presidente della Camera di commercio di Bari e ci tornò con una delegazione assessorile per festeggiare insieme al Presidente, Filip Vujanovic, il centenario della prima trasmissione senza fili che nel 1904 collegò via etere Bari- Antivari. L’esperimento di Guglielmo Marconi che avrebbe cambiato il mondo rendendolo sempre più prossimo ad un villaggio globale.

Quella fu l’occasione. Ma in realtà fu di scambi commerciali e culturali che si parlò prima a Bar e poi a Podgorica. E il Montenegro si presentava davvero come il paese di Bengodi per gli imprenditori pugliesi cui si promettevano zone franche, stipendi di appena 120 euro ad operaio e zero tasse per i primi cinque anni a fronte di modesti investimenti. Divella incontrò anche il Ministro degli Esteri Miodrag Vlahovic e il primo ministro Milo Djukanovic che guardavano alla Puglia come al passaporto per entrare in Europa “da Stato libero della Serbia”. I venti di secessione spiravano fortissimi fin da allora. Fu anche l’occasione per partecipare alla Fiera dell’agricoltura per l’esportazione delle nostre tecnologie nelle produzioni intensiva di olive e per un accordo fra le rispettive università. Dopo quel primo viaggio fu poi la volta della Serbia – a novembre 2005 – con uno scambio di cortesie politico-imprenditoriali a Belgrado fra lo stesso Divella (intanto nominato neo presidente della Camera di Commercio italo-serbo-montenegrina) ed esponenti serbi. Fu anche l’occasione per lanciare un ponte fra la Mer Mec di Monopoli e il ministero delle Infrastrutture per l’ammodernamento delle vetuste ferrovie e la formazione di ingegneri. Infine l’ultimo viaggio in Montenegro organizzato dalla Fondazione Gramsci di Puglia, per partecipare alla campagna referendaria. Tre giorni prima della votazione (era il 18 maggio scorso) il Paese era tutto assorto dal dubbio: distaccarsi o meno dalla Serbia? Sono stati giorni di tensione e di euforia. Le bandiere rose autonomiste e la croce del Re Nicola già spadroneggiavano nelle vie di Podgorica. Tutti i leader però avevano le idee chiare sulle prospettive: lavorare con l’Italia.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno (pag. 2)