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L’Università costruirà il ponte tra la nostra regione e i Balcani. Con questo spirito il rettore dell’ateneo barese, Giovanni Girone, ha presentato stamattina il programma operativo adriatico Interreg III A: uno strumento all’avanguardia, che rispecchia, ebbe a dire recentemente il ministro degli esteri Frattini, “l’esigenza di sperimentare nuove forme di cooperazione internazionale con i partners transfrontalieri dei paesi del Sud-est europeo”.
L’accordo rappresenta un occasione impareggiabile per migliorare le relazioni tra la Puglia e i Paesi balcanici, in attesa che questi entrino nell’Unione, e conferisce una spinta considerevole allo sviluppo anche per il nostro territorio. Per la prima volta, l’Unione Europea promuove un programma che coinvolge sette zone adriatiche (Trieste, Gorizia, Udine, Venezia e soprattutto Bari, Brindisi e Lecce) e alcuni Paesi terzi (Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, Albania, Slovenia). Il programma, di durata triennale, sarà finanziato con 102 milioni di euro provenienti dal Fondo Europeo di sviluppo regionale: metà della somma è quota comunitaria, un 35% appannaggio dello Stato e il restante 15% a carico delle regioni. Tra l’altro, l’Italia ha già beneficiato di assegnazioni per programmi di cooperazione internazionale per l’area adriatica: Interreg III Italia-Slovenia, 86 milioni di euro; Italia-Albania, 66 milioni.
Il programma operativo si sviluppa su 4 assi: la tutela e la valorizzazione dell’ambiente, della cultura e delle infrastrutture del territorio transfrontaliero, anzitutto: si tratta di intervenire sulla qualità di servizi essenziali come l’acqua, l’energia, i trasporti e le telecomunicazioni. “E qui il riferimento - ha detto Gildo Baraldi, direttore generale dell’ Organizzazione interregionale per la cooperazione e lo sviluppo, che ha collaborato al programma - è al progetto infrastrutturale Corridoio 8, che collegherà la Puglia ai Balcani”. Secondo asse, lo sviluppo e l’integrazione economica dei sistemi produttivi transfrontalieri: si punterà al rafforzamento delle piccole e medie imprese industriali, artigianali, turistiche, agricole e della pesca, e ad aumentarne la competitività. “Il terzo punto - continua Baraldi - è la cooperazione internazionale, l’attività di ricerca e la formazione professionale. L’asse di vocazione più naturale per l’Università, che significa rafforzamento delle istituzioni, armonizzazione dei sistemi, promozione della democrazia, creazione di nuove opportunità di lavoro e aumento del livello di sicurezza dei paesi interessati”.
Le risorse assegnate da alcune norme statali (legge 84/2001, 420 miliardi di lire l’anno, l. 48/87 sulla cooperazione, 300 miliardi),sono già state utilizzate. “Il problema adesso è armonizzare il nostro programma ‘adriatico’ (che consente di impiegare i finanziamenti solo in Italia) con altre iniziative comunitarie, come il C.A.R.D.S. dedicato all’ex Jugoslavia”. I primi bandi di gara apriranno a settembre.

Fonte: Barisera