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Aggiornare la situazione dei settori tradizionali dell’industria pugliese (agroalimentare, tessile abbigliamento e calzaturiero, chimica, marmo, legno e arredo). Ma soprattutto, eleborare le mappe dei ‘nuovi’ settori: ambiente, filiera delle costruzioni, logistica, trasporti e turismo. E ancora, internazionalizzare le aziende pugliesi rendendole più forti nei mercati ‘al di là delle montagne dell’Est’, cioé in Serbia Montenegro, Ungheria, Repubblica Ceca e Polonia.
Su queste linee d’azione gli imprenditori pugliesi dovranno muoversi nel 2005 per superare l’impasse del sistema produttivo. Una contingenza definita dal presidente dell’Assindustria di Bari Nicola De Bartolomeo “il punto più critico dell’emergenza” dalla quale si può uscire “solamente lavorando sulla programmazione, esattamente come stiamo cercando di fare”.
E quello che gli imprenditori ‘stanno cercando di fare’ si chiama “La fabbrica del futuro”, piano strategico dell’industria della provincia di Bari: il progetto, nato due anni fa grazie agli industriali baresi e finanziato (con 238.492 euro) dalla locale Camera di commercio, è giunto all’edizione 2005, ed è stato presentato stamattina da De Bartolomeo, dal suo vice Alessandro Laterza, dal presidente della Camera di commercio barese Antonio Laforgia e dall’economista Gianfranco Viesti.
Nel 2004 la Fabbrica del futuro ha prodotto 8 mappe competitive (una per ogni comparto manifatturiero) e 14 studi (curati da Viesti) sui fattori di contesto (infrastrutture materiali e immateriali della provincia). E siccome erano chiaramente emerse le criticità del sistema, si arrivò alla redazione di un documento con le prime indicazioni sugli obiettivi strategici di medio-lungo periodo. “Nel 2005 - spiega Viesti - continueremo su questa strada, lavorando insieme con le istituzioni”.
Quest’anno la ‘Fabbrica’ elaborerà analisi sul capitale umano e sulle relazioni tra imprese, banche e università; incontrerà a Milano a giugno i pugliesi residenti al Nord e la comunità finanziaria milanese; elaborerà progetti pilota di consorzi per l’acquisto di materie prime (pelli, acciaio), per la commercializzazione dei prodotti agroalimentari, per lo sviluppo della subfornitura e dell’innovazione nel settore meccanico.

di Michele Signorello 

Fonte: Barisera