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Giornali chiusi perché dicono verità scomode, testate in mano a proprietà poco trasparenti, pressioni di governi e partiti politici su giornalisti e giornaliste, difficoltà di distribuzione e perfino di approvvigionamento di carta e inchiostro ma, soprattutto, scarsa circolazione delle informazioni. E' questo, in estrema sintesi, il panorama dell'informazione nel sud-est europeo, nella ex Jugoslavia ancora instabile e in ebollizione e anche in paesi del nord Africa martoriati dalle guerre di religione. Come aiutare centinaia di giornalisti a far crescere in questi paesi una coscienza civile, a consolidare la democrazia, a costruire un sistema di media liberi e in grado di essere credibili agli occhi dei cittadini?

La risposta ai tanti interrogativi posti dai giornalisti intervenuti da Serbia (Ivica Bizetic), Montenegro (Vesna Pcjovic), Croazia (Tania Tagirov), Bosnia (Emir Habul) e Macedonia (Zorica Kostovska) alla tavola rotonda clic ha concluso a Palazzo Bastogi, sede della Regione Toscana, la decima giornata per la libertà di informazione, è stata univoca: il confine fra propaganda e informazione si abbatte solo con il sostegno della comunità internazionale. Attenzione però. Sarebbe sbagliato - è stato detto -paracadutare iniziative che ripercorrono modelli validi per altri i paesi europei. "Il sostegno ci deve essere, ha concluso Bettina Peters della Federazione internazionale, ma deve essere rivolto alle iniziative locali". In questo spirito la Federazione internazionale della stampa sta da anni lavorando a un progetto che prevede il rafforzamento delle iniziative autonome dei giornalisti. Così come nel campo della formazione si privilegia la realizzazione di interventi progettati e gestiti a livello locale. Un'agenzia per fornire servizi e informazioni ai media che operano nei Balcani, con flussi in entrata e in uscita e scambi fra i vari paesi, è il progetto, in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri, presentato da Tiziana Boari, free lance lsf, mentre Nella Condorelli ha ricordato una analoga rete che coinvolge le donne giornaliste dei paesi del Mediterraneo. Formazione e sostegno internazionale: sono questi i due poli attorno ai quali deve ruotare, secondo Antonio Velluto, della Fnsi, l'impegno della stampa internazionale per aiutare prima di tutto a far crescere le democrazie ancora fragili dei paesi del sud est europeo. Solo in un tessuto di società civile forte e consapevole sarà possibile far nascere dei media indipendenti e dei giornalisti davvero liberi. Il lavoro da fare, soprattutto nel campo dei diritti, e non solo nei Balcani, e, ancora tanto. Non a caso, nel corso della tavola rotonda, Bettina Peters ha annunciato che, nel 2001, la undicesima edizione della giornata per la libertà di informazione sarà dedicata al contributo delle donne nella stampa.

Fonte: Inform