Contenuto principale

Messaggio di avviso

Questo sito fa uso di cookie (tecnici e analitici ad essi assimilabili) per migliorare l'esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull'utilizzo del sito stesso. Oltre ai precedenti il presente sito contiene componenti di terze parti (Google maps, Facebook, Issuu, Twitter, Youtube) che utilizzano cookie di profilazione a fini pubblicitari per i quali è necessario prestare il consenso. Può conoscere i dettagli cliccando sul pulsante "Cookie Policy". Proseguendo nella navigazione nel sito si accetta l'uso di tutti i cookie di terze parti precedentemente elencati.

{mosimage}

La Puglia ha approvato lo scorso 1° agosto il Documento Strategico Regionale (in sigla DSR) che muovendosi sempre all'interno degli obiettivi fissati dalla Strategia di Lisbona, individua le linee di intervento per lo sviluppo della nostra regione, anche in termini di competitività su scala internazionale. In tema di impresa ci soffermiamo proprio sull'analisi della crescita dell'export riportata dal DSR dalla quale emerge che il grado di apertura della Puglia (export/ PIL) pur essendo cresciuto costantemente e significativamente per tutti gli anni '90, è ancora ad un livello modesto (10,2%, anno 2004), inferiore rispetto alla media nazionale di circa 10 punti e nel periodo 2000-2004 la performance è stata peggiore rispetto all'intero Mezzogiorno. I settori che avevano trainato l'export regionale negli anni '90, calzaturiero, tessile-abbigliamento e salotto, hanno conosciuto dal 2001 una fase di declino e il mercato di riferimentoper il collocamento dei nostri prodotti rimane quello dell'Unione Europea per oltre il 60% dei prodotti. Anche l'internazionalizzazione produttiva si è attestata su valori piuttosto bassi: solo il 4% delle imprese ha avviato processi di internazionalizzazione (si tratta di decentramento di alcune fasi della produzione nei Balcani, Albania in primo luogo, nell'Europa Centro-orientale, in alcuni Paesi asiatici (Cina) e più marginalmente negli Usa. Le prospettive per il futuro, almeno fino al 2013, se non si inverte l'attuale tendenza, non sono certo esaltanti. Si tratta in tutti gli ambiti di modesti recuperi, sia a livello della ricchezza pro-capite che a livello di occupazione. Ecco perchè occorre ripartire dagli elementi che costituiscono, dall'analisi riportata nel DSE, la sfida per il futuro: numero elevato di giovani con livello di istruzione medio-alta; sistema di imprese minori diffuso da sostenere con politica economica mirata; patrimonio ambientale artistico e storico diffuso su tutto il territorio; un sistema regionale di offerta di formazione e innovazione; maggiore attenzione della PA alla sperimentazione di modelli innovativi di governi associato del territorio; collocazione geografica strategica della Puglia sia per quanto attiene le relazioni con l'area Balcanica che per gli scambi commerciali e non con il bacino del Mediterraneo in vista della creazione nel 2010 di una Free Trade Area, area di libero scambio del Partenariato euro-Mediterraneo. Proprio in questa direzione all'interno dei Progetti-Paese che la regione Puglia ha individuato come prioritari per le sue strategie nello scenario geo-politico del Mediterraneo ci sono due progetti speciali (o bilaterali): uno Italia-Egitto e l'altro Italia-Albania. Senza tralasciare chiaramente le esigenze di rafforzare la cooperazione con i Paesi dei Balcani occidentali (Montenegro, Croazia etc...) nonché con i Paesi dal 2007 membri dell'UE come Bulgaria e Romania e quelli che lo saranno in futuro come la Turchia.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno (pag. 17)