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di Guido Carabellese

La "Strategia di Lisbona" in campo economico e sociale, adottata nelle primavera del 2004 dal Consiglio Europeo tenutosi nella capitale portoghese, mira alla piena occupazione ed alla crescita economica basandosi su: a) interventi strutturali; b) innovazione; c) riforme economiche; d) coesione sociale; e) sostenibilità ambientale. Essa riconosce al mercato il ruolo determinante di promuovere la crescita economica, accrescere l'occupazione e rilanciare la competitività, ma assegna ai Governi degli Stati membri il compito di guidare i processi, di creare favorevoli condizioni economiche anche predisponendo un appropiato sistema di incentivi.Nei giorni scorsi è stato pubblicato il Regolamento UE che stabilisce la modalità di applicazione delle disposizioni sui Fondi europei per il periodo 2007-2013, che erano state ufficializzate nel luglio scorso. Le nuove linee di azione perseguono i seguenti obiettivi: 1) la convergenza per le regioni europee in ritardo di sviluppo, rivolta al rafforzamento della coesione economica e sociale; 2) la competitività regionale e la creazione di nuova occupazione stabile, per le regioni impegnate a consolidare la stabilità socio-economica; 3) la cooperazione territoriale.I due Fondi Strutturali (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale e Fondo Sociale Europeo) ed il Fondo di Coesione verranno impiegati secondo la regola "un fondo/un programma".Per finanziare la futura politica di coesione saranno impiegati 308,041 miliardi di euro. La ripartizione sarà assegnato l'81,54% delle risorse; b) all'Obiettivo "Cooperazione territoriale" sarà assegnato il 2,51%.In Italia è stato definito un Quadro Strategico Nazionale (QSN), il cui contenuto è stato condiviso con le Regioni, gli Enti locali e le parti economiche e sociali, nella consapevolezza che la politica regionale di sviluppo può offrire un forte contributo alla ripresa della competititvità e della produttività dell'intero Paese e alla riduzione della perdurante sottoutilizzazione di risorse del Mezzogiorno, attraverso il miglioramento dei servizi collettivi e delle competenze, una maggiore concorrenza nei mercati dei servizi di pubblica utilità e dei capitali, incentivi appropriati per favorire l'innovazione pubblica e privata. E' stato elaborato anche il Documento Strategico del Mezzogiorno (DSM) che accomuna le regioni del Sud in relazione all'opportunità di fronteggiare in modo sinergico il perdurante squilibrio socio-economico rispetto alle altre regioni italiane, realizzando una efficace concentrazione di risorse.In questo contesto di riferimento la Regione Puglia ha elaborato il DSR (Documento Strategico Regionale), alla cui definizione hanno peraltro partecipato oltre 57mila tra singoli cittadini, associazioni, enti e vari altri soggetti collettivi nell'ambito del progetto "Programmazione Partecipata". Gli obiettivi generali perseguiti per lo sviluppo del territorio pugliese nel periodo 2007-2013 sono:1) rafforzare i settori di attrattività del territorio migliorando l'accessibilità, garantendo servizi di qualità, salvaguardando le potenzialità ambientali;2) promuovere l'innovazione, l'imprenditoria, lo sviluppo dell'economia della conoscenza, anche attaverso la valorizzazione del lavoro qualificato dei distretti produttivi;3) creare condizioni migliori di occupazione , coesione e inclusione sociale.Il raggiungimento dei suddetti obiettivi potrà essere favorito dall'attuazione di specifici interventi riguardanti l'ambiente, le pari opportunità, la dimensione territoriale dello sviluppo, la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale europea, lo sviluppo della partecipazione e il contributo alla contributo alla costruzione di una nuova etica pubblica.

Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno (pag. 1)