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"Questo non è il Mediteraneo".
C'è un intento critico nel titolo del progetto promosso a Brindisi dall'assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia e dal Teatro Pubblico pugliese. Incontri, concerti, mostre si propongono infatti di affrontare il tema ostico della mediterraneità fuori da retoriche logiche pacificanti alla ricerca di un "koinè dialectos" le cui tracce siano percepibili oggi giorno proprio nelle differenze di apporti culturali, sensibilità, linguaggi. In questa direzione vanno le ricerche di cinque artisti baresi riuniti da Rosalba Branà e Angelo Delli Santi all'interno del Teatro comunale Verdi di Brindisi. In comune hanno l'esigenza di ripensare antiche radici in relazione alle urgenze e alle contraddizioni di una contemporaneità multiculturale. Un tema caro a Michi Carone che propone qui un nuovo ibrido antropomorfo: una testa-colonna che al corpo in mosaico unisce un avveniristico capo in vetro blu con gli ingranaggi del cervello a vista e un circuito di led luminosi intermittenti. Passato e presente convivono anche nello stratificato graffito a cera di Claudio Cusatelli, in cui l'immagine di una coppia amorosa di scheletri affiora ricomponendosi in tanti pixel colorati, a sancire un ironico "happy end". Al doppio mare dell'arte e dell'esistenza rimanda inoltre l'abisso dipinto da Massimo Ruiu, con pescetti e creature marine metafisicamente galleggianti su una scatola nera che allude al mistero di Ustica, ma anche al mistero del mondo e agli inganni della conoscenza. Riverberi visionari trapelano d'altro canto dalla distesa di mare che Iginio Urilli evoca con la profondità ipnotica di un monocromo azzurro di carta increspata. Mentre una pensosa sospensione metafisica promana dalla moltitudine di omini senza volto che Beppe Sylos Labini riprende dall'alto su un isolato piedistallo dipinto con gamme sobrie e immerso in un'atmosfera nebulosa e enigmatica.

di Antonella Marino

Fonte: La Repubblica Bari (pag.12)