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Chi pensa che la Croazia sia un Paese che è riuscito a mettersi dietro le spalle la guerra, sottostima la presenza sui suoi territori di qualcosa come mezzo milione di mine. Nonostante gli sforzi fatti in questi anni dal governo croato, le stime parlano di un'area a rischio tra i 1100 e i 2800 chilometri quadrati, in buona parte non conosciuta e quindi non segnata. Dopo un conflitto, per mettere a sicuro le aree minate servono decenni -anche se la Croazia ha fissato la data del 2009 e la Bosnia del 2010- e comunque una bonifica totale, quando gli ordigni sono nell'ordine delle centinai a di migliaia è pressochè impossibile. Dodici sono in Croazia le zone interessate, tra le quali Carlovac, la Slavonia, la Dalmazia interna (contee di Zara, Sebrenico, Spalato, Dubrovnick). Una mappa è disponibile sul sito www.hrc.hr/karta.html, ma è una mappa inadatta per muoversi in sicurezza sul territorio, dato che è troppo poco dettagliata. Chi va in Croazia per turismo o a caccia deve quindi informarsi con attenzione sul luogo, sia presso le autorità che presso gli abitanti. Il che non garantisce da incidenti. Certo è infatti che dal 1991 a oggi gli incidenti con vittime sono stati ben 1778 e i morti ben 440. Nel solo 2005 le vittime sono state 20, 4 più che nel 2004. Lo sminamento è condotto in larga parte dall'apposita agenzia croata governativa, con limitati aiuti da parte di altri governi.

Sul territorio croato, a differenza di quanto accade nella vicina Bosnia-Erzegovina o in Kosovo, non ci sono militari italiani. E di conseguenza i contingenti stranieri non effettuano le operazioni di sminamento e bonifica di ordigni esplosivi, che soprattutto in Bosnia (in Kosovo il fenomeno è stato largamente sovrastimato, dato che nelle ultime stime si è scesi da 2000 a 41 chilometri quadrati di terreno minato), pur se dimezzano le stime di alcuni anni fa, resta un problema reale: almeno 1050 chilometri quadrati secondo l'ultimo rapporto dell'Undp. L'Italia, in passato grande produttore di mine, dalla fine degli anni '90 è passata sul fronte dei buoni e dal 2001 ha istituito un fondo per lo sminamento umanitario. tra il 2001 e il 2003 sono state finanziate attività di sminamento per complessivi 15 milioni di euro, ma negli anni successivi, a causa dele ristrettezze di bilancio, l'impegno è stato minore: nel 2005 era sceso a 2,3 milioni di euro. oltre ai militari, nei Balcani sono impegnate organizzazioni non governative italiane come Intersos (dal 1996 in Bosnia) e alcune regioni (tra le quali Emilia Romagna, Veneto e Piemonte).

Fonte: Nazione-Carlino-Giorno (pag. 22)