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Approfondimenti al 2° capitolo


{mosimage} Aiuti, l'Europa tiene il passo

{mosimage} Italia: tagliati gli aiuti allo sviluppo

 

Dpef 2003-2006 

In un quadro che racconta di quantità di aiuti nettamente al di sotto della media europea, sono state disattese anche le previsioni del Dpef 2003-2006. "Per l'Italia il calendario di riallineamento entro il 2006 è contenuto nel Documento di Programmazione Economico Finanziaria 2003-2006 che prevede di raggiungere nel 2003 lo 0,19-0,20%; nel 2004 lo 0,23-0,24%; nel 2005 lo 0,27-0,28% e nel 2006 lo 0,33%. Di fronte a tanta chiarezza il documento frena sul carattere obbligatorio della calendarizzazione precisando che verrà rivista anno per anno in base agli equilibri di finanza pubblica. Il calendario per gli aumenti degli aiuti 2003-2006 non è stato aggiornato, ma è stato disatteso nei fatti". (pag. 22)

Dpef 2007-2011

Non diverso il commento sul Dpef 2007-2011 nell'analisi della campagna di Sbilanciamci che definisce il documento di programmazione come "un'occasione mancata" nel campo della cooperazione allo sviluppo:

Non ci sono linee di indirizzo né impegni precisi nel DPEF per le politiche pubbliche in materia di lotta alla povertà e di aiuto pubblico allo sviluppo. Non vi è nemmeno alcun accenno al profilo italiano di fronte agli obiettivi assunti in sede internazionale nell’ambito delle Nazioni Unite, con l’assunzione di alcuni impegni precisi rispetto alla lotta alla povertà e e agli “Obiettivi del Millennio”. Non è prevista nel DPEF quella Road Map per arrivare allo 0,7% del PIL all’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, che persino il governo Berlusconi aveva previsto nel DPEF del 2003. Non c’è nessun tipo di programmazione rispetto all’attuazione delle politiche di cancellazione del debito dei paesi poveri. Nello spazio dedicato alle relazioni di solidarietà internazionale è anche auspicabile l’inizio di un ragionamento e di adeguamento rispetto alle posizioni del resto dei grandi paesi europei nella definizione di nuovi strumenti finanziari internazionali per la salvaguardia dei beni comuni globali e garantire i diritti fondamentali di base come l’accesso all’acqua. Queste le nostre proposte: portare nel 2010 la quota di Aiuto Pubblico allo Sviluppo allo 0,7% del PIL; concentrarsi nell’attuazione degli “Obiettivi del Millennio” proposti dalle Nazioni Unite; procedere entro il 2008 alla completa applicazione della legge del 2000 sulla cancellazione del debito;  impegnarsi per la  riforma democratica degli organismi economici e finanziari internazionali verso funzioni di cooperazione e di promozione dell’accesso ai diritti di base; partecipazione al “gruppo dei 43” promosso da Lula e Chirac per definire nuovi meccanismi di finanziamento –ad esempio con l’introduzione della Tobin Tax e di una tassa sui biglietti aerei- della cooperazione allo sviluppo e dei beni comuni globali.

Link: Sbilanciamoci  


 

Lo slegamento dell'aiuto

"La struttura gestionale della cooperazione italiana oggi non è più in grado di dare un contributo significativo ed efficace alle azioni concordate a livello internazionale" (pag. 20). Inoltre "la cooperazione italiana riconosce di non aver compiuto alcun progresso sul tema dello slegamento dell'aiuto durante il 2006 e lascia all'articolo sullo slegamento, contenuto nelle legge delega sulla riforma, il compito di affrontare la questione" (pag. 22). Ciò implicherà l'eliminazione del vincolo che assoggetta l'aiuto all'acquisto del made in Italy.

Art. 3.
Slegamento dell’APS italiano (Progetto di legge n. 6413 del 1999 - Politiche e strumenti della cooperazione allo sviluppo)
1. In armonia con gli indirizzi e le intese adottati a livello internazionale, i finanziamenti dell’APS italiano concessi sia con lo strumento del credito, sia con quello del dono, inclusi quelli relativi all’aiuto alimentare, non sono vincolati alla fornitura di beni e servizi di origine italiana. Ove particolari circostanze inerenti ai rapporti internazionali rendano opportuna la concessione di finanziamenti totalmente o parzialmente vincolati alla fornitura di beni o servizi di origine italiana, la relativa decisione è assunta dal Ministro degli affari esteri d’intesa con il Ministro del tesoro, del bilancio e della programmazione economica. Di tale decisione è fornita motivata informazione nella relazione consuntiva di cui all’articolo 6, comma 2.

 

 

 

La cancellazione del debito o l'"aiuto fantasma"

Molte delle attività che possono essere riportate come aiuto non determinanao in realtà alcun trasferimento verso i Pvs e sono perciò definibili come "aiuto fantasma". Una categoria è la cancellazione del debito che non determina un vero e proprio flusso di risorse verso i Pvs, ma rimette in ordine i libri contabili del Ministero dell'Economia nel Paese donatore. Le cancellazioni sono contabilizzate come aiuto fino alla totalità dell'ammontare. Nel caso di cancellazioni derivanti da prestiti concessionali -già contabilizzati come aiuto nel momento dell'erogazione- di fatto lo stesso ammontare si registra due volte come aiuto, una all'erogazione del prestito e una cancellazione del debito. (pag. 24)

 

 

I meccanismi per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo a cui l'Italia partecipa sono l'International Finance Facility for Immunization (IFF-Im) e l'Advanced Market Commitment (Amc) di cui l'Italia si è fatta promotrice.

{mosimage} IFF-Im

{mosimage} Amc

 

Destinazione Africa

Nel 2006 il calo complessivo dell'Aps ha conseguentemente ridotto l'aiuto all'Africa sub-sahariana. Se n'è parlato anche al G8 in Germania.

{mosimage} Azzeriamo i debiti dell'Africa

Image Prodi firma l'assegno per l'Africa

Image Coalizione italiana contro la povertà in prospettiva G8

Nell'articolo "Aids, ricompare il Fondo tagliato, ma l’Italia rimane il primo debitore" uscito sul "il manifesto" (pag. 8, 23/05/07) a firma di Tiziana Guerrisi (Lettera 22) si legge che: "Nelle casse della cooperazione allo sviluppo sarebbero ricomparsi i 50 milioni di euro tagliati a fine aprile, mentre sul Fondo globale contro l’Aids il governo, che non ha ancora versato le quote del 2006, potrebbe essere vicino a una svolta. Il gruzzolo –non poca cosa per le striminzite casse della cooperazione- era stato dirottato verso il Ministero della Salute il mese scorso per finanziare la riduzione –approvata dal senato- dei ticket sanitari da 10 euro a 3,5. Una soluzione temporanea, “un prestito di cassa”, avevano assicurato da Palazzo Chigi. Così sembra essere stato, anche se restano le perplessità sul metodo. “E’ una prassi inammissibile, speravamo che fosse finita l’epoca dei prelievi dai fondi della cooperazione”, racconta Raffaele Salinari, portavoce di Cini, “ma siamo comunque contenti di un successo che deve molto alla sensibilizzazione della società civile e di parte della stampa”. D’accordo anche Giancarlo Malavolti, presidente del Cocis, il primo a diffondere la notizia del dietro-front del governo: “E’ stato un atto dovuto per dare credibilità al tanto dichiarato cambio di politica rispetto al passato”. Sul Fondo globale per la lotta all’Aids, tubercolosi e Malaria, nonostante le rassicurazioni del governo, non c’è traccia dei 280 milioni di euro che Roma doveva versare entro l’anno e che confermano l’Italia al primo posto fra i debitori del Fondo". Ma in data 28 giugno, un lancio di Agenzia Agi dice: "Esprimo soddisfazione per lo sblocco dei 260 milioni di Euro per il Fondo Globale. Con questa scelta l'attuale Governo conferma la positiva inversione di tendenza rispetto alle politiche di aiuto allo sviluppo". Questa la dichiarazione della Viceministra degli Esteri con delega alla cooperazione Patrizia Sentinelli. "Il prossimo passo - conclude Sentinelli - dovra' consistere in un sostanzioso aumento dei fondi destinati alla cooperazione nella prossima finanziaria per rispettare gli impegni presi a livello internazionale in riferimento agli obiettivi del millennio".

Link: Il Fondo globale