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In visita ufficiale in Turchia, il ministro degli esteri Massimo D'Alema ha confermato il tradizionale appoggio di Roma alle istanze di Ankara verso l'Europa ma ha invitato, con grande chiarezza, le forze politiche e l'opinione pubblica turca a continuare il dialogo con l'Europa in vista di una ''possibile, anche se non prossima, integrazione'' della Turchia in Europa. Sarebbe ''un grande errore'' se questo non accadesse, ha osservato D'Alema, sottolineando la ''specularita' '' tra i sentimenti di chiusura che si percepiscono, a volte, in Europa verso la Turchia e il rifugiarsi da parte di alcuni settori della societa' turca in una visione che si chiude al rapporto con Bruxelles.

Secondo D'Alema, l' Europa dovrebbe continuare ad avere una politica di ''apertura'' verso Ankara proprio per evitare che possa prevalere in Turchia un ''islamismo abbastanza estraneo alla tradizione turca moderna'', oppure una ''chiusura nazionalistica antieuropea con una tendenza regressiva''.

Anche la questione turca, ha aggiunto, va affrontata attraverso il dialogo e con un rapporto bilaterale con il governo di Baghdad e ''non attraverso il metodo delle incursioni militari'' in un paese che non ha bisogno di ''un ulteriore elemento di destabilizzazione che potrebbe avere effetti internazionali pericolosi''.
''Comprensione'', quindi, verso la Turchia ma un ''invito alla prudenza'' su questa questione perche' ''il pericolo e' reale''.

Tra le ragioni del sostegno italiano al percorso di integrazione della Turchia in Europa D'Alema, in una lettera al Sole 24 Ore indica tra l'altro quelle ''geo-strategiche'', ''legate alla comune appartenenza mediterranea, che meglio riequilibri le componenti interne all'Unione'', oltre al fatto che la Turchia''rappresenta uno snodo tra i Balcani, il Medio oriente, il Caucaso e l'Asia centrale''.
''Sono soprattutto convinto -scrive- che l'adesione di un paese impegnato a conciliare Islam e secolarismo, sviluppo e stabilita', modernita' e tradizione, rappresenti al contempo un incoraggiamento alle forze riformiste di altri paesi dell'area e la prova di un'Europa che non si chiude in se stessa''.

Fonte: ANSAmed.