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{mosimage}Con oltre il 47 per cento dei voti ottenuti e circa 342 seggi sui 550 del parlamento di Ankara, il partito Giustizia e Sviluppo (AKP) del premier turco Recep Tayyip Erdogan conferma le previsioni favorevoli della vigilia elettorale. A spoglio avvenuto Erdogan ha rassicurato chi, nel paese come all’estero, vede nell’affermazione degli islamici moderati l’inizio della fine della laicità dello stato turco

“Non devieremo dai valori basilari della Repubblica, ma ne saremo i custodi”.

Restano molti dubbi sulla sincera laicità di un premier la cui moglie, signora Emine, è una paladina del velo islamico in un paese che lo vieta per legge. L’AKP ha di nuovo i numeri per formare un governo monocolore, ma non la maggioranza dei due terzi per eleggere il nuovo capo dello stato, per la cui elezione potrà rendersi necessaria la convergenza dei voti degli altri eletti. Ed è stata proprio l’impossibilità, nella legislatura precedente, di trovare un accordo sul capo dello stato a portare alle elezioni anticipate di ieri. Accanto all’AKP entrano in parlamento il partito laico progressista CHP(20,8 per cento e 111 deputati), i nazionalisti dell’MHP (14, 2 per cento e 69 deputati) e 26 parlamentari indipendenti, 24 dei quali nazionalisti curdi del partito per la società democratica (DTP).

fonte: ansamed.