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{mosimage}Realizzata con il contributo dell’Assessorato regionale al Mediterraneo e Attività culturali, si svolgerà a Bari dal 22 al 28 giugno la 3a Edizione del Festival dei Popoli del bacino del Mediterraneo “Di porta in porto”.



Il festival, organizzato dall'Associazione Culturale Ba.da.thea (Baridanzateatro), sarà presentato in conferenza stampa Giovedì 18 giugno alle ore 12,00 nella Sala inferiore del Fortino S. Antonio, in via Re Manfredi, contestualmente alla presentazione del cartellone estivo delle iniziative dell'Assessorato alle Culture del Comune di Bari.

La Compagnia Ba.da.thea (Baridanzateatro), con la direzione artistica di Nicola Valenzano, propone anche quest’anno il Festival dei Popoli del bacino del Mediterraneo “Di porta in porto” giunto alla sua IIIa edizione grazie ai riscontri favorevoli che ha riscosso nelle scorse edizioni, non solo presso le compagnie che dal Medio Oriente hanno aderito all’iniziativa, ma anche presso il pubblico che ha apprezzato questo scambio di esperienze culturali, e presso gli enti pubblici che hanno sostenuto e seguito l’iniziativa.

Leitmotiv del Festival resta lo scambio di culture tra popoli che si affacciano sul bacino del Mediterraneo, così vicini eppure spesso così ignari delle reciproche specificità.  Uno scambio che avverrà all’insegna del Teatro, della Musica, della Poesia, della Pittura, della Danza, attraverso una serie di appuntamenti che saranno illustrati nel corso della conferenza stampa di presentazione. Sono previsti anche alcuni workshop dedicati a specifici aspetti dell’universo femminile, curati da esperti delle materie trattate.

Il Festival ‘Di porta in porto’ vuole essere un modo per far sentire e per mostrare il Mediterraneo come  luogo di ricchezza, di valori e di identità millenarie e non come luogo di uno scontro di civiltà a sfondo religioso. Un tentativo di aprire le porte al dialogo interculturale per un sincero confronto interetnico e interreligioso nel quale la letteratura e il teatro, con la loro lentezza d'ascolto, così diversa dalla veloce e superficiale comunicazione moderna, possano far emergere le similitudini e le familiarità nascoste da profonde diversità. La proposta è dunque quella di un Mediterraneo come una nuova area di cooperazione in cui stabilire relazioni speciali, una politica economica e culturale regionale che coinvolga tutte le aree, dal Maghreb alla Turchia, dalla Spagna ai Balcani.
La scelta della Puglia come luogo fisico di questo incontro interculturale deriva dalla sua lunghissima storia di porto franco di popoli e culture, con l’auspicio che continui ad esserlo con sempre maggiore consapevolezza.

La filosofia che guida il Festival alla sua IIIa edizione è quella di portare all'attenzione del pubblico e della cittadinanza storie, voci, suoni e immagini che attraversano, o hanno attraversato nei secoli passati, lo spazio mediterraneo. In un continuo intreccio tra storia e contemporaneità, attraverso frammenti di vita quotidiana e racconti storici rivissuti attraverso le arti, si potranno in parte conoscere le dinamiche che attraversano questa area del mondo e che contribuiscono a modificarne e a cambiarne, di giorno in giorno, i connotati e la percezione.

Il tema dominante di questa edizione del Festival ‘Di porta in porto’ è la donna:
la scelta di questo tema si ricollega  al fatto che nell’ambito dell’area mediterranea la donna è per almeno due importanti motivi ‘argomento’ privilegiato di riflessione e di confronto tra Paesi islamici e Paesi occidentali: innanzitutto nel senso che esiste una vicinanza naturale tra donne, che si muovono, lavorano, agiscono su terreni comuni, perché comuni sono gli spazi frequentati (città, paesi, scuole, mercati, ecc.) così come comuni sono i sentimenti che animano le esperienze cruciali dell’essere femminile. Ci sono esperienze fondamentali che uniscono le donne da sempre e sotto ogni cielo: “Essere donna rimanda al corpo. A quello degli altri, anzitutto:  è la donna che pensa alla necessità del corpo dei membri della famiglia; nutre, pulisce, veste i bambini; accudisce i vecchi; cura i malati. Tutte le necessità fisiche sono legate tacitamente alla donna, in particolare all’interno del nucleo familiare.” . Tutto ciò continua a rimanere un punto fermo nella maggior parte dei Paesi del mondo, sebbene la donna abbia saputo negli ultimi decenni conquistarsi spazi sempre più complessi di espressione della propria personalità. Il secondo motivo è nel senso che l’essere donna oggi nei Paesi islamici obbliga le locali comunità ad una riflessione sulle proprie tradizioni culturali, sulla base dell’inevitabile confronto con la condizione ed i ruoli attuali della donna in Occidente, dove più forte è stato il cambiamento rispetto alle società tradizionali, con una progressiva conquista da parte delle donne di posizioni sempre più avanzate. Nel parlare delle condizione femminile nei Paesi islamici tuttavia sarebbe riduttivo e semplicistico proporre un’unica valutazione complessiva. Ci sono infatti differenze grandi e profonde tra i vari paesi, i quali hanno diverse legislazioni, e le situazioni discriminatorie, là dove sussistono o sono più macroscopiche, sono spesso ricollegabili a variabili economiche e politiche, e non solo religiose.

Come si può constatare, la tematica della condizione femminile nell’area mediterranea è molto più complessa di quanto si riesca a rappresentare nell’ambito di una manifestazione di carattere culturale, la cui utilità tuttavia risiede nella possibilità di puntare i riflettori su realtà sociali e culturali spesso profondamente distanti dalla nostra.

In allegato: Programma.