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E' polemica, oggi, da parte dei media israeliani dopo che lo staff del primo ministro, Benyamin Netanyahu, ha ammesso d'aver diffuso informazioni deliberatamente false per coprire la missione segreta di 14 ore compiuta martedi' scorso dal capo del governo. Missione dietro
la quale, come la stampa ha piu' tardi unanimemente rivelato, si sarebbe celato un viaggio riservatissimo in Russia per colloqui
sulla questione iraniana (armi e nucleare).

''Il primo ministro - si legge in una nota diffusa in queste ore per spiegare e correggere i depistaggi dei giorni scorsi, pur senza confermare ufficialmente la visita in Russia - era occupato in attivita' riservate e segrete. Il suo consigliere militare, che in quel momento non era in contatto (con lui), agendo di sua iniziativa per proteggerne l'attivita' ha diffuso con le migliori intenzioni un annuncio (inesatto)''.

Il riferimento e' alla spiegazione iniziale fornita ai giornalisti quando Netanyahu era sembrato essere sparito, in base alla quale egli avrebbe dovuto trovarsi in una base del Mossad all'interno del territorio nazionale. Iniziativa che il testo odierno fa ricadere sul solo consigliere militare Meir Kalifi, ''assolvendo'' il consigliere per la sicurezza nazionale, Uzi Arad, unico accompagnatore del premier nella circostanza. 

Le rivelazioni sulla missione russa ancora ieri non hanno trovato riscontro da parte del Cremlino, un cui portavoce - probabilmente per coprire il riserbo israeliano - ha escluso che Netanyahu fosse stato ''a Mosca''.

Secondo l'edizione online del giornale liberal Haaretz, sotto il garbuglio dei comunicati contrapposti emergono in realta' ''l'anarchia, i conflitti sotterranei e le bugie'' interni all'entourage del premier. (ANSAmed)