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{mosimage}Investitura piena per un secondo mandato, con 382 voti. Josè Manuel Durao Barroso resterà in carica altri 5 anni in favore di “Un’Europa più forte della solidarietà e della libertà”. Inizia il giro di consultazioni per la formazione della squadra di governo.



Josè Manuel Durao Barroso è stato rieletto alla guida della Commissione Europea. A favore di un secondo mandato l'Europarlamento si è espresso a Strasburgo con una maggioranza piuttosto netta, 382 contro 219. Sono state 117 le astensioni. Ben oltre la maggioranza assoluta di 369 voti (la metà più uno dell'Assemblea di 736 membri), che sarebbe richiesta dal Trattato di Lisbona, se fosse già in vigore. Un’investitura piena per un secondo mandato, con la quale Barroso sgombra il campo dai dubbi di chi, come il copresidente dei Verdi, il francese Daniel Cohn-Bendit, aveva parlato di una “debole legittimità politica” se il candidato non fosse riuscito a superare quota 369.

Subito dopo la conferma, l’ex premier portoghese ha fatto il suo ingresso nell’emiciclo accolto da un lungo applauso, e ha ringraziato i parlamentari per “l’ampia fiducia” ottenuta, e soprattutto la sua famiglia politica, i popolari europei, per essersi assunti “il rischio” di aderire a pieno al suo programma, sia pur in uno spirito di collaborazione con le altre forze politiche. “Il Parlamento e la Commissione hanno un dovere speciale nei confronti dei cittadini – ha dichiarato Barroso, che resterà in carica altri cinque anni -. Un’Europa più forte della solidarietà e della libertà è quello che farò”.

Sulla rielezione di Barroso si era espresso poco prima del voto anche il presidente dell’Europarlamento, Jerzy Buzek. “Penso che ci sarà un ampio sostegno al presidente Barroso – aveva dichiarato l'esponente polacco del Ppe - perché abbiamo bisogno di un sostegno forte per il presidente della Commissione europea, semplicemente perché ci serve una Commissione forte”.

Per Barroso inizia ora un giro di consultazioni con le forze politiche per la formazione della squadra di governo, anche se Verdi e i socialisti hanno più volte chiesto di aspettare il risultato del prossimo referendum irlandese sul Trattato di Lisbona, che avrà luogo il 2 ottobre, prima di pronunciarsi. L’ampia maggioranza con cui è stato rieletto renderà certamente più semplice sciogliere il rebus delle alleanze.

Fonte: Il Velino.