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In un Libano ancora lacerato da latenti divisioni intestine, a Beirut e' stato dato ieri sera l'annuncio della formazione del secondo governo di unita'
nazionale in poco piu' di un anno: guidato questa volta dal giovane Saad Hariri, come il precedente e' formato da trenta ministri divisi tra maggioranza filoccidentale, opposizione filosiriana e filoiraniana, e cinque ministri ''imparziali'' nominati dal capo dello Stato.

L'atteso annuncio e' arrivato dopo piu' di quattro mesi di estenuanti negoziati. Hariri, apparso sugli schermi tv provato ma sorridente, ha mostrato un cauto ottimismo e non si e' lanciato in proclami: ''Ci troviamo a un bivio e dobbiamo scegliere se salvaguardare le istituzioni oppure trasformare
l'esecutivo in un espediente col quale i libanesi falliranno di nuovo la loro riconciliazione''.

Memore della lunga crisi politico-istituzionale iniziata nel novembre 2006 e conclusasi nel sangue nel maggio del 2008, il trentanovenne Hariri ha prima ricordato che ''le esperienze degli anni precedenti non sono state incoraggianti'', e ha poi ammonito l'opposizione guidata da Hezbollah a non fare di questo ''governo del consenso nazionale'' un ''tavolo per riproporre ostruzionismi''.

Il Partito di Dio vicino a Teheran si e' aggiudicato, come previsto, i ministeri di Agricoltura e dello Sviluppo amministrativo, mentre il suo alleato cristiano Michel Aoun ha ottenuto cinque preziosi incarichi, tra cui le Telecomunicazioni, l'Energia e l'Industria. Il presidente del Parlamento, lo sciita filo siriano Nabih Berri, mantiene dal canto suo il feudo degli Esteri, conquistando anche Sanita' e Sport.

La maggioranza, sostenuta da Arabia Saudita e Usa, e vincitrice alle elezioni di giugno con 11 seggi di margine (su 128 totali), pur di mantenersi tale nell'esecutivo si e' tenuta stretti i dicasteri di Giustizia e Finanze, accontentandosi pero' di tanti ministeri di Stato senza portafoglio e poltrone
di secondo piano come gli Affari sociali, il Lavoro, l'Educazione, l'Economia, l'Informazione e la Cultura.

Hariri ha dato ai giornalisti un'anticipazione sulle linee guida del suo governo, che si insediera' oggi: ''Contrasteremo le minacce israeliane e difenderemo il diritto legittimo del Libano di tornare in possesso delle sue terre''. (ANSAmed)