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Dubai World e' in trattative ''costruttive'' con le banche per la ristrutturazione del debito di 26 miliardi di dollari. L'annuncio arriva a borse europee
chiuse e con Wall Street in dirittura d'arrivo che gira immediatamente in positivo, intravedendo un allentamento delle tensioni e una soluzione del caso. I 26 miliardi da ristrutturare comprendono 6 miliardi legati a Nkhell Sakuk ma anche Limitless World: sono invece escluse ''perche' in una
posizione finanziaria solida'' le divisioni Infinity World Holding, Istithmar World e Ports & Free Zone World.

Il processo di ristrutturazione - spiega Dubai World in una nota - sara' condotto in modo ''equo perseguendo l'interesse di tutti gli azionisti'' e ''comprendera' diverse fasi, fra le quali la valutazione delle opzioni in campo, come la cessione di beni''.

Eventuali dismissioni potrebbero farsi sentire a New York, dove a Dubai World fanno capo importanti proprieta' quali Barney New York, l'hotel Jumeirah Essex House e il Knickerbocker Hotel, famoso perche' al suo interno - secondo la leggenda - fu inventato il cocktail Martini. L'annuncio dell'avvio delle trattative arriva dopo che il governo di Dubai ha fatto sapere che non ha garantito il debito della holding statale alle prese
con passivita' per 59 miliardi di dollari, ma ha rimandato ai creditori la responsabilita' di ristrutturare il debito del colosso in crisi.

Il direttore generale del ministero delle Finanze di Dubai, Abdulrahman Al Saleh, ha infatti spiegato che la societa' ''ha ricevuto finanziamenti in base al programma dei progetti, ma non garanzie del governo''. In un'intervista alla TV di Dubai ha precisato in particolare che i creditori devono assumersi la responsabilita' delle loro decisioni in termini di prestiti, sottolineando tuttavia che i mercati globali hanno iperreagito alla richiesta di moratoria sul debito da parte della holding che controlla Nakheel, l'operatore immobiliare famoso per aver realizzato le isole a forma di palma.

''La ristrutturazione del debito e' una saggia decisione che e' nell'interesse delle parti nel lungo periodo ma che potrebbe creare problemi ai creditori nel breve'', ha sottolineando Saleh dicendosi tuttavia dubbioso sul fatto che l'extra liquidita' promessa dalla Banca centrale degli Emirati Arabi sia
necessaria.

Ne' grandi preoccupazioni per gli effetti di spill over sembrano mostrare al momento le agenzie di rating: Moody's ha annunciato che la ristrutturazione del debito di Dubai World non dovrebbe costituire un pericolo per i rating degli Emirati Arabi Uniti e per Abu Dhabi. E mentre per Morgan Stanley le banche inglesi sono quelle che rischiano di pagare il prezzo piu' caro per le ripercussioni della crisi, la DBS Group Holdings di
Singapore, principale banca del sudest asiatico, ha fatto sapere di aver un'esposizione di circa 1,8 miliardi di dollari nei confronti di Dubai.

Le Borse degli Emirati hanno vissuto ieri il loro lunedi' nero, che si e' tradotto in un crollo del 7,3% sulla piazza di Dubai, il maggior calo dall'ottobre 2008, e dell'8,3% su quella di Abu Dhabi, il crollo piu' consistente da almeno otto anni. Mentre le altre borse del Golfo sono rimaste chiuse, l'ondata
ribassista ha coinvolto anche il mercato del Cairo, che ha chiuso con un calo dell'8%. La Borsa del Kuwait, intanto, riaprira' oggi, mentre quella saudita, la piu' importante in termini di capitalizzazione, restera' chiusa fino a sabato.(ANSAmed)