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A 100 anni dalla fondazione della prima comune agricola a Degania (sul lago di Tiberiade) il movimento israeliano dei 'kibbutzim' ha annunciato che nei prossimi mesi celebrera' la storica ricorrenza con una serie di iniziative. ''Uno dei nostri obiettivi e' di recuperare l'orgoglio del movimento'' ha spiegato Zeev Shor, segretario generale del movimento dei 'kibbutzim'.

Dopo ''lunghi anni di crisi - ha detto Shor in una riunione del suo movimento a Tel Aviv -, la gran parte dei nostri 'kibbutzim' e' riuscito a risollevarsi e a restituire i debiti. Negli ultimi due anni ci siamo sviluppati e abbiamo accolto 2.500 nuovi membri''. Fra le manifestazioni in programma Shor ha menzionato: eventi ufficiali alla Knesset (parlamento) e nella residenza del Capo dello Stato; una serie di documentari televisivi; visite guidate nei kibbutzim ed incontri con gli anziani; convegni culturali ed artistici; e infine un 'tour' ciclistico che passera' da numerosi insediamenti agricoli collettivi dal Nord al Sud di Israele.

Obiettivo di queste attivita' e' di mostrare agli israeliani che il modello egualitario del 'kibbutz' non appartiene solo al passato, ma che e' anzi una forma sociale dinamica, capace di far fronte ad una realta' in continua evoluzione e che quindi sapra' tornare ad essere protagonista di primo piano anche in futuro''. Era il 1910 quando il primo gruppo di rivoluzionari (dieci uomini e due donne) si accamparono nella sponda meridionale del lago di Tiberiade (Galilea), ai margini delle rotaie della linea ferroviaria Haifa-Damasco.

''Vogliamo edificare un insediamento di operai ebrei sulle terre della Nazione, - annunciarono al mondo -, un insediamento collettivo senza sfruttatori e senza sfruttati, una Comune! ''. L'avrebbero chiamata Degania, il villaggio dei cereali. In seguito il movimento dei 'kibbutzim' avrebbe conosciuto un'era di grande splendore e poi, negli ultimi decenni del secolo scorso, un amaro declino. ''Alcuni anni fa c'era la sensazione che l'esperimento volgesse al termine'' dice il regista Igal Peeri (67), un membro di Gan Shmuel autore di documentari sull'Estremo Oriente. ''Adesso pero' ci stiamo riprendendo''.

Secondo Peeri tre quarti dei 'kibbutzim' hanno accettato questo compromesso, per sopravvivere, mentre un quarto (Gan Shmuel fra questi) cerca ancora di tenere alti gli ideali del collettivismo. ''Ci sono ormai 'kibbutzim' privatizzati - lamenta - dove non c'e' piu' solidarieta', dove ciascuno e' abbandonato al suo destino''. Gan Shmuel (che ha maggiori risorse) cerca ancora di sostenere i piu' deboli, in primo luogo gli anziani. (ANSAmed).