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Il Kosovo celebra domani i due anni dalla proclamazione d'indipendenza dalla Serbia in una situazione di persistente incertezza e precarieta', con la crisi economica che si fa sentire in modo sempre piu' pesante e con un dilagare crescente e preoccupante di corruzione e criminalita' organizzata che oscurano il futuro del paese. In realta' tutti attendono il verdetto della Corte internazionale di giustizia, alla quale la Serbia ha chiesto di pronunciarsi sulla legittimita' dell'indipendenza proclamata unilateralmente da Pristina il 17 febbraio 2008. Tale verdetto, che e' atteso nei mesi prossimi, non avra' carattere vincolante, anche se il processo di riconoscimento del Kosovo indipendente ha registrato un netto rallentamento, con la comunita' internazionale che attende di conoscere la posizione della Corte.

A dimostrazione di cio' vi e' il fatto che nel 2009 sono stati solo undici i Paesi che hanno riconosciuto l'indipendenza di Pristina, a fronte dei 54 che lo avevano fatto nel corso del 2008. In totale sono stati finora 65, sui circa 200 rappresentati alle Nazioni Unite, i Paesi che hanno detto si' all'indipendenza del Kosovo, fra essi gli Usa e 22 dei 27 dell'Unione europea, compresa l'Italia. Non hanno riconosciuto il Kosovo indipendente Spagna, Romania, Grecia, Slovacchia e Cipro. Belgrado, appoggiata dalla Russia - alleato storico della Serbia alla quale e' vicina per cultura, lingua, religione - si rifiuta di riconoscere l'indipendenza e continua a considerare il Kosovo una sua provincia meridionale, culla e centro della cultura e spiritualita' serba.

Nei mesi scorsi, il Kosovo e' divenuto membro del Fondo monetario internazionale (Fmi), e della Banca mondiale, ma l'obiettivo ultimo di entrare a far parte dell'Onu sembra ancora lontano, con la posizione di Belgrado che e' destinata a condizionare ogni decisione al riguardo. ''Il Kosovo non entrera' mai a far parte delle Nazioni Unite senza il consenso della Serbia'', ha detto qualche giorno fa il presidente serbo Boris Tadic. Di difficile soluzione sembra essere in particolare la situazione del nord del Kosovo, dove piu' massiccia e' la presenza della popolazione serba e dove esistono strutture di governo serbe parallele a quelle kosovare appoggiate e finanziate da Belgrado. E la Serbia si oppone a un piano messo a punto dal rappresentante internazionale Pieter Feith e dal governo kosovaro per lo smantellamento di tali istituzioni parallele. Ma a pesare sul futuro del piccolo e giovane paese balcanico, che conta circa 2 milioni di abitanti in massima parte di etnia albanese - i serbi sono poco piu' di 100 mila - sono sopratutto la crisi economica, la corruzione diffusa e la criminalita' dilagante. La disoccupazione e' attestata a circa il 40%, mentre varie categorie sociali - come i medici e poliziotti - hanno gia' messo in atto scioperi e proteste per chiedere aumenti salariali, e nei prossimi mesi la situazione sociale potrebbe sensibilmente peggiorare. (ANSAmed).